Tutta la vita in un giro

Moretti e l’impresa del ’33

28 maggio 1933 – Arena Civica di Milano: Carlo Moretti (a sinistra) compie il giro d’onore con Alfredo Binda, vincitore del Giro d’Italia, e Jef Demuysère, secondo classificato. Archivio Giordano Minora

Corre defilata, In linea con il carattere schivo, la via a lui dedicata (dietro la zona commerciale ai confini con Baranzate). Il suo nome ha campeggiato per anni, doveroso tributo, sulle casacche nerostellate del Pedale Bollatese. Carlo Moretti è stato il classico enfant du pays, poca enfasi ma tanta sostanza, frutto di forza di volontà e spirito di abnegazione; lo testimoniano le sue imprese. Quella che ha lasciato il segno e lo ha fatto entrare nella storia del ciclismo nazionale, è stata la conquista, nella categoria indipendenti, del Giro d’Italia del 1933, vinto da Alfredo Binda, con Moretti sesto, primo dei 46 concorrenti non accasati in gara; allora, i non appartenenti ad una squadra, avevano un’apposita graduatoria. Un’impresa che la Gazzetta dello Sport ha cosi salutato: “Ecco un altro elemento che ha riaffermato le proprie eccellenti qualità nella grande prova di quest’anno. Irrobustito, fattosi più convinto e quindi meno proclive alle debolezze anche spirituali, arrampicatore dai mezzi notevoli, il Moretti è rimasto nella lotta per i primissimi posti della classifica fino a quasi alle ultime tappe, sin quando la sfortuna, e forse un poco la stanchezza, non intervennero a ridurre le sue possibilità negli sforzi in salita. Tuttavia Moretti ha avuto abbastanza tempo e modo di affermarsi quale eccellente figura di rincalzo, particolarmente capace in gare a tappe“.

Nella sua decennale carriera da professionista, debutto nel 1929 con la maglia verde oliva della Legnano a fianco dei fratelli Alfredo e Albino Binda, Marchisio, Olsit, Erba e Giacobbe; può vantare ben nove partecipazioni alla corsa rosa, tre al giro della Svizzera, due a quello di Germania, oltre a diverse classiche nazionali su strada e su pista. In questa specialità, nel 1929, si classifica terzo, in coppia con Tonani, pistard di Roserio, alla Seigiorni di Milano, vinta dalla coppia Binda-Girardengo. Sempre in quell’anno, è indimenticabile la sua partecipazione alla Milano-Sanremo, sia per il nono posto ottenuto sia, in particolare, per il ritorno a casa a bordo del sidecar dell’amico e supporter Pietro Minora. Sorpresi da una tormenta di pioggia e neve sul passo del Turchino, arrivarono a destinazione a notte fonda, letteralmente intirizziti dal freddo. Nel 1931, con indosso la gloriosa maglia della Bianchi–Touring, disputando il Giro di Lombardia, stabilisce il miglior tempo nella scalata del Ghisallo dal versante di Bellagio, record durato per un decennio. 

A sinistra,  Carlo Moretti con la maglia della Dei. A destra, la squadra della Dei alla partenza del Giro d’Italia del 1933

Poi, in sella alla Dei, l’impresa al Giro d’Italia del 1933, una performance salutata con orgoglio dalla casa di biciclette e da un’autentica apoteosi al suo arrivo a Bollate: accolto  da oltre 500 tifosi, con in testa il podestà Erminio Mariani, e con le note festose della banda cittadina che lo accompagnarono lungo la Varesina, sino al cortile di casa a Ospiate. Ad attenderlo, un enorme striscione con scritto “W Moretti“, festeggiamenti seguiti da un maxi banchetto presso la trattoria Scuinet. Paradossale e genuino l’incontro tra Carlo e il padre Maurilio che, appena lo vide arrivare, lo apostrofò senza tanti complimenti: “Damm i dané che te vinciù che g’ho de compra la vacca“(Dammi i soldi che hai vinto che devo comprare una mucca).

Grazie all’exploit del 1933, è ingaggiato dalla Taurus di Torino e, nel 1935, selezionato per partecipare al Tour de France, sostituito in extremis dal nervianese Ambrogio Morelli che terminerà la Grande Boucle nientemeno che al secondo posto. Una delle sue ultime vittoriose apparizioni agonistiche, Moretti la ottiene sulla pista in terra battuta del velodromo cittadino, proprio come portacolori del Pedale Bollatese.

La squadra della Dei dopo l’undicesima tappa conclusasi a Riccione

Sul finire degli anni Trenta appende la bicicletta al chiodo, rimanendo nell’ambiente come direttore tecnico degli “isolati” in una edizione del Giro d’Italia. Impiegato presso la Persil di Milano, muore, prematuramente, all’età di 44 anni, sabato 12 luglio 1952, lasciando la moglie Lena e il figlio Massimiliano in quel di Santa Maria Rossa, dove si era trasferito in una sorta di ritorno alle origini: era nato a Valera di Arese, l’8 dicembre del 1908, da papà Maurilio e mamma Rosa, maggiore di tre fratelli (Germana e Gaspare). Ad iniziarlo alle due ruote lo zio Pasquale Clerici; aveva una bottega di biciclette all’Isolino, rione di Arese. Intorno ai 15 anni si dedica all’agonismo facendosi notare – anche per la caratteristica bicicletta rosa (quasi una premonizione) messa a punto dal meccanico milanese Faggi – nelle categorie giovanili, conquistando un palmares di tutto rispetto – ben 47 trionfi – molti dei quali, negli ultimi due anni da dilettante, con maglia del Pedale Bollatese.

Successi che lo hanno fatto entrare di diritto nel ciclismo che conta, permettendogli di gareggiare alla pari al fianco di campionissimi del calibro di Binda, Guerra e Girardengo.

L’impresa del ’33

Era l’Italia del littorio che faceva dello sport uno dei suoi strumenti di propaganda per mostrare il senso di potenza e disciplina, il modello dell’ideale italico aveva il suo prototipo nel gigante Bruno Carnera (https://bollateoggi.it/ci-vuole-un-fisico-bestiale-la-romana-e-un-inedito-carnera/). In questo contesto, le grandi manifestazioni sportive come il Giro d’Italia, venivano utilizzate dal regime per mostrare un paese unito e dal forte amor patrio.

La 21esima edizione della corsa rosa si svolse dal 6 al 26 maggio, suddivisa in 17 tappe, per un totale di 3260 kilometri, con Milano sede di partenza e arrivo. Al via 97 corridori, ripartiti in otto squadre. Carlo Moretti, dorsale numero 40, è inserito come indipendente nella formazione della Dei, composta da elementi di primo piano quali, Grandi, Pesenti, il francese Cornez; vincerà l’11esima tappa.

La tabella di Carlo Moretti nel Giro d’Italia del 1933

Prima frazione da Milano a Torino, successo di Learco Guerra. Il giorno dopo si arriva a Genova, vince, conquistando il primato, Alfredo Binda. Moretti è quinto e balza in quarta posizione della generale a 2’28” dalla maglia rosa. La settima tappa, Roma-Napoli, vede uno sconvolgimento delle gerarchie della corsa all’insegna del Belgio, Gerard Loncke si impone sul traguardo, mentre il connazionale Jef Demuysere si prende il comando della classifica, Moretti all’ottavo posto, staccato di 6’30”, ma sempre leader dei non accasati. Nella tappa successiva, la Napoli-Foggia, compie il suo capolavoro; guadagna un abbuono di un minuto sulla salita di Castelnuovo Daunia, consolidando la posizione nella generale e, allo stesso tempo, aiutando Binda a riprendersi il simbolo del primato. Nella Foggia Chieti, la tappa più lunga del Giro con i suoi 284 kilometri, Binda taglia il traguardo per primo, Moretti è quinto, agguantando la sesta posizione in classifica, posizione che manterrà fino alla conclusione del Giro alla Arena civica di Milano. Sulla pista milanese, Binda suggella la leadership, trionfando anche nello sprint della frazione conclusiva partita da Bolzano; Moretti è il settimo della volata. La graduatoria finale vede Binda in maglia rosa, davanti a Demuysere a 12’34” e Piemontesi a 16’31”, Moretti sesto a 26’16”,  leader della classifica dei 46 indipendenti in competizione.

Il Giro è una meravigliosa corsa umana. Il suo traguardo è la felicità

Alfonso Gatto

28 maggio 1933 – Arena Civica di Milano – Una rara immagine del giro d’onore.

Risultato che lo consacra quale ”corridore esempio di tenacia, coraggio, spirito di sacrificio”, tra l’entusiasmo di una numerosa platea che applaude e saluta la sua prova, intonando motivi in sintonia con la manifestazione dai titoli, “chi sarà la maglia rosa” e “campioni in erba”, a sottolineare il senso di felicità e passione che spirava intorno alle vicende sportive e umane della carovana rosa.

28 maggio 1933 – Arena Civica di Milano: l’arrivo in volata dell’ultima tappa, vinta da Binda. Moretti si piazzerà al settimo posto

Pubblicità apparsa su La Gazzetta dello Sport

Per fare memoria di questa impresa, nell’ottobre del 2003, il Pedale Bollatese ha promosso la mostra “Un ricordo lungo settant’anni“, esposizione di immagini, documentazione storica e memorabilia di quel Giro, in collaborazione con il museo Alfredo Binda di Cittiglio.

Paolo Nizzola

Con la maglia dell’Olympia, in una foto del rinomato studio Farabola di Milano. Archivio Giordano Minora

La maglia del Pedale Bollatese dagli anni Cinquanta agli anni Settanta 

Le tappe decisive del Giro, raccontate sulla Gazzetta dello Sport da Emilio Colombo, capostipite del giornalismo sportivo italiano

8° Tappa Napoli Foggia

“Siamo ormai nella parte più difficile della salita temuta, quella di Volturara Appula che decise il Giro dell’anno scorso e che servirà questo anno la concessione degli abbuoni in salita. Moretti, Piemontesi, Grandi, si alternano al comando tallonati da Demuysère, Binda, Bertoni, Bovet, che compiono miracoli. Davvero Moretti è meraviglioso. Egli insiste e il plotone si fraziona.

La vetta del colle di Motta Corvino è ormai vicinissima. Binda allora, col suo stile impeccabile e con la superiore velocità di cui può disporre in salita, balza al comando. Moretti cerca di resistergli ma non vi riesce più quando il campione del mondo, scorto lo striscione del traguardo, parte in volata. Demuysere, che si è battuto come un gladiatore, attacca Moretti, il quale però gli resiste validamente. Il traguardo per la concessione degli abbuoni vede allora passare gli atleti in quest’ordine:

Binda alle 15,53’(1,30’ di abbuono)

Moretti a 20 metri circa (1 minuto di abbuono)

Demuysere a una macchina (30’ di abbuono).”

9° tappa Foggia – Chieti

“Comincia la rampa finale. Ai primi posti scorgo alla rinfusa il gruppo di concorrenti in lotta gomito a gomito: Binda, Bertoni, Bovet, Vietto, Olmo, Grandi, Moretti, Loncke. La salita è aspra, a svolte via via più brusche. Bertoni va al comando quando mancano 3 km al traguardo. Ma dopo 500 metri è superato di scatto da Moretti che allunga con sorprendente agilità. Moretti insiste. Alla sua ruota è Binda, stretto da Bertoni. Loncke, Bovet.

Ecco lo striscione dell’ultimo chilometro dal quale non si può scorgere , perché si devono ancora superare due o tre svolte, quello del traguardo. I leader hanno come un indugio, Loncke avanza minaccioso. A 500 metri, sempre in salita scatta furiosamente. Lo seguono Binda, Locke, Olmo, Moretti. La rampa è conclusa: 100 metri e lo striscione del traguardo sarà tagliato. Ma prima degli ultimi 100 metri Binda è scattato e ha staccato  di tre o quattro macchine gli altri del gruppo che non può più riavvicinare il campione del mondo.

Un delirio di folla per Binda, Bertoni, Bovet, Moretti e Olmo, ma anche applausi vi raccolgono Demuysère e Loncke.”

Carlo Moretti e Pietro Minora, un’amicizia all’insegna della bicicletta

La comune passione per le due ruote ha fatto conoscere Carlo e Pietro che, pedalando lungo le strade della Lombardia e dell’Italia, hanno trasformato la loro amicizia in un legame fraterno. Moretti, originario di Valera, Minora, nativo di Via Magenta, vide la luce nella camera all’ombra dei muruni, nel cortile bollatese conosciuto come Coo de Sott.

Moretti si mette in mostra nelle gare giovanili, Minora si impone nel campionato lombardo dei dipendenti comunali, nel 1928. Il 1929 è l’anno della svolta. Moretti fa il grande salto e passa ai professionisti, Minora lo affianca come suiveur; con il suo sidecar MotoGuzzi, sarà l’accompagnatore, il supporto tecnico, il sostegno morale.

Se Moretti sudava sui pedali, Minora sudava nell’associazionismo ciclistico. Con una decina di sodali, nel 1927 fonda il Pedale Bollatese, convincendo l’amico Carlo ad indossarne la maglia nerostellata per due anni; prima del suo passaggio al professionismo.

Carlo Moretti (classe 1908) e Pietro Minora (classe 1906) . Un’amicizia all’insegna della bicicletta. Archivio Giordano Minora

Il Presidentun, come era familiarmente chiamato Pietro Minora, sarà l’anima portante in tutti i passaggi storici del sodalizio, tanto che, durante un pranzo sociale, nei primi anni sessanta, alla presenza di un campionissimo, come Antonio Maspes, uscì con questa esclamazione: “sunt cume la pita cunt i so purasitt” (sono come la chioccia con i suoi pulcini), frase che ben riassume il suo ruolo propulsivo. Talmente dedito alla causa da prendere carta e penna, nel 1934, e scrivere una appassionata lettera all’Amministrazione Comunale, per caldeggiare la realizzazione del “velodromo in terra battuta, con curve sopraelevate e la tanto agognata tribuna”, presso il campo sportivo di Via Diaz.

Opera che diventerà realtà nel 1945, grazie alla intraprendenza di Renzo Borroni che, sfruttando la sua posizione di vicepresidente dell’Unione Ciclistica e la provvisoria indisponibilità del Vigorelli (messo fuori uso dai bombardamenti della guerra), promosse una sottoscrizione popolare riuscendo a farla costruire.

Moretti guida il gruppo in una edizione del Giro di Lombardia – primi Anni Trenta. Archivio Giordano Minora

Negli anni del dopoguerra poi, il Pedale Bollatese diventerà fautore di svariate iniziative come circuiti cittadini e notturne post-Giro d’Italia, che richiamavano a Bollate migliaia di spettatori.

In particolare, nel 1955, il Pedale Bollatese diede il via alla Bollate-Ghisallo, la classicissima di primavera della Categoria Allievi, suo fiore all’occhiello per decenni, come testimonia l’Albo d’Oro tra vincitori e protagonisti nel corso degli anni: Gianni Motta, Felice Gimondi, Gianni Bugno, Giuliano Figueras, Ivan Basso.

Il Pedale Bollatese prese parte attivamente anche alla crescita della vita associativa, collaborando all’organizzazione della Cento Chilometri di marcia, che si svolse a Bollate un mese dopo le Olimpiadi di Roma del 1960, impegnandosi a seguire uno per uno, tutti i marciatori in gara.

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Carlo Moretti, sulle rampe della salita del Ghisallo al Giro di Lombardia del 1931.  Archivio Giordano Minora
Una foto giovanile di Carlo Moretti, pedalando verso l’amata Valera – Archivio Giordano Minora

Moretti e Minora: un‘amicizia nata nel nome della bicicletta e sviluppatasi anche in ambito familiare, con intrecci anagrafici significativi e singolari.

Frequentando la casa di Valera, Pietro conosce Rachele Clerici che, rimasta orfana di entrambi i genitori, era stata accolta dalla famiglia di Carlo, per via di una parentela di parte materna.

Nel 1930, Pietro sposa Rachele a Cesate, ad unirli in matrimonio don Oreste Moretti, figura straordinaria di prete, originario di Valera, a cui Cesate ha intitolato la piazza del municipio in omaggio alla sua attività sociale a favore dei ceti più umili.

Dalla loro unione nasceranno quattro figli: Maria (1932), Giuseppe (1934), Luigi (1944) e Giordano (1950). 

Il ricordo della città

Dopo la sua scomparsa avvenuta nel 1952,  il Pedale Bollatese decise di commemorare il campione intitolandogli il sodalizio sportivo. Per circa tre decenni le  maglie nerostellate hanno riportato il suo nome .

Sempre su iniziativa del Pedale Bollatese, nel 1997 l’Amministrazione Comunale gli dedica una via ai confini con Baranzate.

A sinistra, Gennaio 1997 – Sala Conferenze Biblioteca di Bollate, cerimonia in ricordo delle imprese ciclistiche di Moretti, in occasione della dedica della via – Foto Giordano Minora –  A destra, Gennaio 1997 – Il Sindaco Giovanni Nizzola e Rita Moretti, scoprono la targa con il nome della via intitolata al ciclista bollatese – Foto Giordano Minora

Il mio ricordo

Mio zio Carlo Moretti era più vecchio di mio padre Gaspare. Lo zio era nato nel 1908 e suo fratello nel 1914. Quando morì, nel 1952, io avevo solo 6 anni quindi non ho ricordi diretti. Ho avuto la possibilità di incontrarlo solo due volte, quando sono andato a trovarlo in sanatorio con papà, se ben mi ricordo l’anno prima che morisse. Poi andavo qualche volta a trovarlo al vecchio cimitero di santa Maria, ora la salma dello zio è stata traslata in quello di Valera.

Papà era molto legato allo zio e ricordava che quando il Carlo si allenava spesso lo facevano assieme. Un aneddoto che mi raccontava è che al ritorno a casa dal Giro d’Italia (1933), nonno Maurilio per prima cosa gli disse cascia i danè che gu de cumprà la vaca“. (scusate se il dialetto non è perfetto). Mio padre non  parlava tanto. Fu sempre orgoglioso dei successi ottenuti da suo fratello Carlo e, per perpetrarne il ricordo, nonostante fossero passati tanti anni, sul lunotto della sua 500 Fiat era sempre in bella mostra, oltre all’adesivo del Pedale Bollatese Carlo Moretti, anche una sua foto e un articolo che parlava della sua vittoria al Giro d’Italia del 1933. Ricordo l’assemblea  in cui Pedale Bollatese decise il cambio di denominazione sulle maglie per fare posto a quelle degli sponsor. Mio padre, che era presente,  la ritenne un oltraggio alla memoria del fratello che feriva profondamente i suoi sentimenti. L’amarezza provata si protrasse per molto tempo.

P.S. Un’ altra delusione per mio padre fu quella di non essere riuscito di fare di me un ciclista.

Felice Moretti

Carlo Moretti e il fratello Gaspare prima di una gara disputata sulla pista del campo sportivo di Bollate – 1939 Archivio Giordano Minora

Paolo Nizzola, una vita a maneggiare notizie tra giornali , radio e tv,  tanto da farne un libro autobiografico “ Ho fatto solo il giornalista”.

Milanista da sempre, (ritiene che la sua più bella intervista l’abbia realizzata con Gianni Rivera), appassionato di ciclismo, (è coautore del libro “una storia su due ruote”), amante della musica jazz (è presidente dell’Associazione Bollate Jazz Meeting) .Gaudente a tavola, soprattutto  in buona compagnia.
Insomma, gran curioso di storie, di umani e di situazioni.

Paolo Nizzola

Ha sempre coltivato diverse passioni. La musica nei suoi aspetti più vari ,la fotografia, la storia locale e lo  sport   sono sempre stati al centro dei suoi interessi. .Una costante curiosità per tutto ciò che lo circonda lo ha portato a conoscere molti jazzisti italiani e americani o a scoprire aspetti dimenticati di quanto avvenuto in passato nella sua città. Ha collaborato alla realizzazione delle pubblicazioni  Bollate 100 anni di immagini (1978) , Una storia su due ruote (1989) Il Santuario della Fametta (2010) La Fabbrica dimenticata (2010) Il soggiorno a Bollate di Ada Negri (2014) . Ha curato anche diverse mostre fotografiche fra le quali La prima guerra mondiale nella memoria dei Bollatese (2015) La Fabbrica dimenticata (2010) I 40 anni di Radio ABC (1977). E’ tra i fondatori dell’Associazione Bollate Jazz Meeting (1994) di cui è segretario.

Giordano Minora