CdB: quel poliedrico diplomatico bollatese

omonimo, ma senza via dedicata

La targa della via dedicata all’omonimo Cristoforo da Bollate

“C’è un vecchio detto a riguardo di coloro che dimenticano la storia. Non lo ricordo più, ma è molto bello.”

Stephen Colbert – comico

A proposito della storia dimenticata (e da restituire). Quella che vi propongo riguarda un nostro concittadino, personaggio poliedrico: diplomatico di carriera, filantropo ed umanista, vissuto alcuni anni, anzi secoli fa. Omonimo ma non lontanamente parente di un altro concittadino, quel frate a cui è dedicata una via a Bollate

Breve ed incompleta biografia di Cristoforo da Bollate(CdB) o Cristoforo Bollati, o Cristoforo Bolati o, come forse preferiva, CHRISTOPHORUS BULLATUS (suo nome da umanista).

Nacque quasi sicuramente a Bollate nel secondo decennio del XV secolo. La data e la località non sono certissime mancando documentazione al riguardo. Anzi, sorge un dubbio, perché la TRECCANI lo cita come “CdB di Gassano”. Ora anche in un periodo dove le persone avevano nomi per lo meno originali alle nostre orecchie (alcuni esempi tratti da atti notarili e documenti vari dell’epoca: Maffiolo, Arasmino, Lanzarolo, Beltramolo, Zenepria) pare strano che il padre avesse il nome di una località della Lunigiana. A far luce sulle sue origini contribuisce lo storico locale GiovanBattista Sordelli, nella sua ricerca denominata ‘Bollate, Storia e Cronaca’ sostiene che siamo di fronte comunque ad un bollatese doc, ”Cristoforo de Bollate, figlio di Gassano, apparteneva all’antica nobile famiglia dei ‘de Bollate’, famiglia milanese ma originaria di Bollate, molto legata ai Visconti prima e agli Sforza poi”.

Il nostro CdB iniziò la sua carriera diplomatica negli uffici ducali viscontei, prima come cavallante, in seguito divenne usciere, coadiutore, poi -quando fù istituita dopo il 1450 dal duca Francesco Sforza- componente della Cancelleria Segreta. Per arrivare a una simile posizione avrà avuto un’ istruzione con solide basi: conoscenza del latino, studi di giurisprudenza e anche matematici

(gli organi statali al tempo degli Sforza erano: il duca con potere assoluto, il segretario del duca da equiparare a un primo ministro, il Senato Segreto, il capitano di giustizia, organo di polizia, i vari referendari, cioè i capi delle varie magistrature, e la Cancelleria Segreta, vera macchina esecutiva delle disposizioni prese dal Senato e approvate dal duca. A capo della Cancelleria vi erano 4 Cancellieri, uno per ogni sezione in cui era suddivisa, ognuna delle quali contava 18 componenti).

A sinistra, lo stemma della casa dei Visconti raffigurante un biscione nell’atto di ingoiare un fanciullo. A destra, monete in uso nell’epoca viscontea 

CdB, definito dal Sordelli diplomatico finissimo, operò per almeno 20 anni nelle vesti di ambasciatore oratore, intervallati anche da periodi di ambasciatore residente. Negli anni Settanta fu nominato Cancelliere della Cancelleria Segreta. Concluse la sua carriera negli anni Novanta con la nomina a senatore del Senato Segreto, qualifica riservata a pochissimi e di solito di estrazione nobiliare o di fama come artisti o letterati. A testimoniare questa promozione è la corrispondenza ufficiale: da un certo periodo, i resoconti dei suoi interventi furono riferiti al senatore CdB. Esiste in proposito un’ ampia documentazione della sua attività come oratore ducale in vari paesi, dei suoi lunghi viaggi e delle sue permanenze, anche di più anni, presso corti estere. Ebbe una moglie, Susanna, una figlia, Laura, nome dato forse in onore del Petrarca umanista? Laura sposò Giovanni Antonio Biglia, membro di un casato molto influente e particolarmente ricco. Solo per dare un’ idea della ricchezza di cui disponeva questa famiglia, Antonio e Stefano Biglia, commercianti e finanzieri, furono tra gli 80 più ricchi contribuenti del ducato nella seconda parte del secolo. Da ricordare poi che Giovanni Antonio fu feudatario di Saronno a partire dal 1525 col titolo di conte. Nel 1493 CdB fece testamento a favore della figlia e in sottordine del genero ,“purché- annota ancora il Sordelli- avesse aggiunto al proprio il cognome Bollate, altrimenti l’eredità sarebbe andata alla Cappella da lui fondata nella chiesa milanese di San Pietro in Gessate”.

Negli ultimi anni della sua vita CdB si dedicò infatti al mecenatismo con il finanziamento della ristrutturazione e completamento della cappella della chiesa di San Pietro in Gessate a Milano (chiesa tornata d’attualità in questo periodo in quanto è stata lanciata una sottoscrizione , sopratutto tra magistrati e avvocati del tribunale che sta di fronte, per avviarne il restauro), successivamente con la cura e revisione della prima stampa in assoluto del IV libro “De Veritate Fortune” di Poggius Fiorentinus, cioè Poggio Bracciolini. A questo proposito, CdB fu un umanista dilettante, ma con un’ ottima preparazione in materia determinata da una vasta cultura.

Da queste notizie si può trarre la conclusione che CdB fosse una persona agiata, anzitutto perché sicuramente avrà dovuto versare una notevole dote per dare in sposa la figlia a un rampollo di una ricchissima famiglia; poi saranno risultati considerevoli i costi sia per la ristrutturazione della cappella sia per la conseguente realizzazione di nuovi affreschi, incarico dato al noto e affermato pittore Francesco Donato Montorfano, in quel momento ricercatissimo. Cosi pure per la cura della stampa del libro, avvenuta a sue spese. La data della morte del nostro CdB è controversa, perché da quanto risulta nei documenti conservati se ne possono ricavare almeno due possibili. La prima si desume dalla copia di un documento conservato all’ Archivio di Stato di Milano relativo alla condanna del genero. Sconfitto Ludovico il Moro nel 1499, i francesi occuparono il ducato e, mentre gran parte dei componenti del casato Biglia appoggiarono l’invasore, Giovanni Antonio rimase fedele agli Sforza. Per questo motivo, non essendosi presentato a Milano nella data prefissata dal governo francese e senza alcuna autorizzazione, rimase lontano dal territorio del ducato dal 1500 al 1507 e dal 1516 al 1521. Perciò fu condannato per “Delitto di Lesa Maestà”, reato che comportò automaticamente la confisca di tutti i beni nel 1516. Nella confisca però entrarono ingiustamente i beni di proprietà della madre Zenepria de Galinis, della moglie Laura e del fratello prete Andrea Biglia. Per cui, nel 1517, i tre congiunti si rivolsero al “Magistrato delle Entrate Straordinarie del Re di Francia” per ottenere la restituzione dei loro beni personali sequestrati. Laura Bollati richiese quelli ricevuti in base al testamento del padre Cristoforo, morto nel 1493. Per la cronaca, la richiesta fu accolta e i richiedenti ebbero restituiti i loro beni.

Bassorilievo raffigurante una battaglia

 Facendo fede a questo documento, la morte di CdB avvenne nel 1493, stesso anno del testamento. Tuttavia questa coincidenza potrebbe dare adito a qualche dubbio. La copia riassuntiva della richiesta originale potrebbe contenere uno scambio di date. Inoltre è da rilevare che nel testamento si cita il genero, ma Giovanni Antonio aveva solo 14 anni nel 1493(c’è un atto notarile datato 1489 in cui viene fissato l’esatto anno di nascita con una strana formula ”nato non meno di 9 anni fa e non più di 11”. Nel 1479 diremmo noi semplicemente. C’è la possibilità che prima del 1493 fosse stato stipulato un contratto prematrimoniale e pertanto CdB considerasse Il Biglia già suo genero “in pectore”). Troviamo però negli archivi un altro documento che darebbe CdB ancora in vita nel 1497, risultato dell’esito di un arbitrato di cui scriveremo in seguito. L’anno della morte rimane pertanto incerto. La moglie Susanna morì nel 1493 e la figlia Laura, con il titolo di contessa, nel 1556 . Ci sono altresì indizi che indicherebbero nella chiesa milanese di San Pietro in Gessate il luogo della sepoltura.

(La condanna di Giovanni Antonio Biglia risale alla sua cattura, insieme a quella del duca Ludovico, nella battaglia persa contro i francesi a Novara; appena liberato fuggi fuori dai confini del ducato. Francesco II Sforza, duca dal 1521 al 1535, ricorda in tal modo il Biglia alla sua morte, avvenuta nel 1530, con “profonda stima ed affetto quale suo consigliere “dolcissimo” e per l’attaccamento al padre Ludovico il Moro anche in un momento in cui fu abbandonato da tutti”. Questa lettera è conservata nell’Archivio di Stato di Torino).

La tomba di Ludovico Il Moro e Beatrice D’Este – Certosa di Pavia (Foto Giordano Minora)

A sinistra, la Certosa di Piava costruita tra il 1396 e il 1497 . A destra, particolare della cappella in cui è collocata la tomba di Ludovico Il Moro e Beatrice D’Este (Foto Giordano Minora)

La facciata della chiesa di San Pietro in Gessate costruita nel XV Secolo

CdB ci ha lasciato delle testimonianze concrete sia della sua attività di diplomatico che di filantropo umanista: da un lato, un’ opera (San Pietro in Gessate) ancora ammirata a Milano, dall’altro, la stampa di un volume ancora oggi fonte di studio per i filologi di molte università europee e americane.

CRISTOFORO da BOLLATE diplomatico

Nella storia medioevale di Bollate compaiono personaggi che presumiamo nativi del paese quali Ambrogio da Bollate, valoroso combattente del XII secolo, Ruggero da Bollate, console nel XIV secolo. Nel registro notarile del notaio Francescolo Oldani, sempre nel medesimo secolo, compaiono due bollatesi tali Zanello Mondella e Pasino Boezio, prestatori di denaro. Nel XV secolo la presenza di bollatesi nella vita del ducato aumenta sia per numero che per importanza: Bernardino da Bollate, amministratore del convento di San Gerolamo; Pietrolo Grassi (o de Grassi o De Grassis)-non è ben chiaro se bollatese o solo proprietario di terreni a Bollate- compare in atti notarili come acquirente di terreni e anche per l’accensione di mutui. Potrebbe essere un componente della famiglia di Tommaso Grassi, finanziere ed anche usuraio, pratica per cui fu condannato e subì il carcere, operante per molti anni a Milano. Nel 1451 troviamo tracce di Stefano da Bollate (un commerciante probabilmente di tessuti e materie prime tessili) in un registro notarile perché protestato da un banco suo creditore per un debito di svariati fiorini d’oro (il valore di un fiorino fiorentino d’oro, peso 3,54 g in oro 24 K, rapportato all’odierno valore dell’oro corrisponde a circa 190 €). A sua parziale discolpa è da rilevare che fu l’anno del culmine dell’epidemia di peste che portò, oltre alla strage di abitanti, anche disastri in tutte le attività economiche. Nel 1410 Beltramo da B. fu uno dei 50 deputati per Porta Nuova nella costruzione del Duomo. Nel secolo si distinsero particolarmente due bollatesi: Diego o Drego da Bollate. e CdB. Il primo fu per 20 anni ufficialmente un consigliere personale di Galeazzo Maria, in realtà qualcosa di più intimo viste le preferenze sessuali “ondivaghe” del duca. Drego andò in disgrazia per motivi ignoti e il crudele duca lo fece seppellire vivo. I suoi resti furono rinvenuti nel 1836.

Gian Galeazzo Visconti raffigurato in una stampa dell’epoca

Non si conosce esattamente quando CdB entrò al servizio dei Visconti. Si valuta che, in base alla sua prima missiva da Parigi come coadiutore dell’ambasciatore residente sforzesco del 1453, avesse iniziato la carriera circa una decima di anni prima, pertanto nel periodo visconteo e poi nella breve stagione della Repubblica, durata circa 3 anni. La carriera iniziava per tutti dal basso, salvo i senatori del Senato Segreto, eletti direttamente dal duca. Per arrivare alla qualifica di coadiutore serviva un tirocinio di circa 5-10 anni. Diventò componente della Cancelleria Segreta, costituita dal duca Francesco, all’epoca viscontea questa istituzione non esisteva. Alla fine degli anni Settanta fu nominato Cancelliere della Segreteria Segreta, vero motore dello Stato.

CdB: tutte le sue missioni anno per anno, lettera per lettera.

1463-65

Parigi, presso Luigi XI come assistente dell’ambasciatore residente Alberico Maletta, CdB fungeva da tramite tra il duca Francesco Sforza e il Maletta

1466-7

Poiché il Maletta non entrò nelle simpatie del re, il duca lo fece rientrare a Milano e CdB prese il suo posto con le stesse funzioni per circa 1 anno. Anche su di lui si abbatté l’ostilità del sovrano che lo costrinse a rientrare a Milano nel 1467. (Luigi XI e altri regnanti di grandi stati erano contrari alla figura dell’ambasciatore residente, tanto che non ne avevano di propri nei paesi con cui avevano rapporti. Luigi XI, per sua ammissione, teme “ ambasciatori fissi, alla maniera di Firenze, il loro ruolo pare sospetto e non del tutto amore”. Queste figure di diplomatici furono una vera e propria invenzione degli stati italiani dell’epoca).

1468-70

In missione presso l’imperatore Federico III in Austria, prima a Graz e poi a Vienna, dove rimase per più di un anno.

1471-72

Missione in Catalogna presso il re Renato d’Angiò.

1472 – Aprile

Lettera inviata al duca Galeazzo Maria da Portobelvicino in Savoia dopo aver incontrato la reggente Jolanda.

1472 Novembre

Lettera inviata a Cicco Simonetta da un luogo non identificato.

1473

CdB si trova alla corte di Francia. Il duca Galeazzo Maria lo incarica di screditare in tutti i modi possibili il capitano in quel  momento al suo servizio, Gian Piero Bergamino, nome originario Gian Pietro Carminati della Val Brembana. (E’una vicenda curiosa che rileva sia il carattere del duca che l’abilità diplomatica di CdB. Il Bergamino, da molti anni al servizio del duca, stanco delle angherie dei cambi di umore di Galeazzo Maria, chiese di liberarsi dall’accordo di dipendenza per andare al servizio di Luigi XI. Galeazzo Maria acconsentì e gli preparò anche una lettera di presentazione per il re. Nel contempo però diede istruzioni ben diverse al suo ambasciatore CdB. Questi eseguì talmente bene l’incarico affidatogli che Luigi XI rifiutò l’offerta del Bergamino senza nemmeno farlo venire a Parigi. Caterina Santoro, autrice di molti studi e pubblicazioni sul ducato, archivista del Biblioteca Trivulziana e dell’Archivio comunale di Milano dal 1931 al 1965, così descrive il comportamento del duca: ”un continuo sospetto di doppiezza si può riscontrare in molti suoi atti, sembra che avesse qualche irascibilità eccessiva e spesso fosse capriccioso tanto da stancare i suoi più devoti dipendenti come Gian Piero Bergamino”. Insomma, se Bergamino fosse stato un indiano dei nostri bei film western degli anni Cinquanta avrebbe definito il duca ”viso pallido dalla lingua biforcuta”.)

                        (Galeazzo Maria fu invece un buon governante. Promulgò leggi a favore del popolo quali alcune abolizioni di dazi sulla libera circolazione ed esenzione dei dazi su alcune “biade” dette anche “blade”, ossia prodotti agricoli da sfalcio come frumento, avena, orzo, favorì i commerci liberalizzandoli per molti prodotti. Fu anche un mecenate per letterati, pittori, architetti e musicisti, fondando una Cappella Musicale che attirò i migliori musicisti europei, in special modo francesi. Un’altra opera meritevole, che ancora ai nostri tempi è fonte di ricchezza per la Lombardia, fu l’introduzione e il sostegno alla coltivazione del riso, iniziativa attribuita erroneamente a Ludovico il Moro ,che ebbe invece il solo merito di continuarne lo sviluppo. Galeazzo Maria fu parecchio interessato a questa coltivazione, a cui dedicò molte attenzioni, tanto da regalare ai governanti amici degli stati confinanti sacchi di riso per incentivarne la diffusione. Non ultima sua attenzione a questa coltivazione, fu l’obbligo di indossare cappelli di paglia per gli addetti alla monda. Da qui il termine dialettale “magiustrina” per indicare il cappello di paglia indossato  nei mesi estivi

1474

Lettera inviata a Giovanni Simonetta, Cancelliere della Cancelleria Segreta e fratello di Cicco, da Saulieu in Borgogna.

1474, 2 Novembre

A Firenze per stringere una lega con Venezia e Firenze

Dal 1472 al 1475

CdB fece numerose missioni dal re Luigi XI in Francia come oratore ambasciatore.

1476

Trattative a Milano con l’ambasciatore del regno di Savoia, l’umanista e giurista Pietro Cara, per trovare un accordo per evitare l’invasione del Piemonte da parte del ducato. In questa occasione, CdB e il Cara strinsero una amicizia fraterna che durò per tutta la vita. Fu in questo frangente che con ogni probabilità CdB divenne Cancelliere della Cancelleria Segreta a capo di uno dei 4 dipartimenti.

1477

permanenza per alcuni mesi a Casale Monferrato nel marchesato di Saluzzo, stato amico della Francia, lì inviato da Bona di Savoia e Cicco Simonetta per spiegare la situazione creatasi dopo la congiura dei fratelli Sforza per far decadere Gian Galeazzo di soli 7 anni, erede naturale del padre Galeazzo Maria ucciso alla fine del 1476. Ci fu un processo che condannò Donato del Conte, uno dei congiurati. In realtà, CdB si trovava a Casale Monferrato, su richiesta di Cicco Simonetta, per incontrare l’ambasciatore Nidobeato, nome da umanista assunto da Martino Paolo Nibia. Il Marchesato di Saluzzo era molto amico della Francia e pertanto lo scopo dell’incontro fu quello di convincere il Marchese Ludovico III di impedire al fuggiasco Roberto Sanseverino, capitano dei soldati del ducato e congiurato sotto processo, di passare dal territorio del marchesato per raggiungere la Francia. Il marchese Ludovico III rispose che solo se il Sanseverino fosse entrato nel marchesato con un invito del re Luigi XI lo avrebbe fatto passare, altrimenti lo avrebbe respinto.

1478

Missione a Firenze, inviato da Luigi XI, presso la corte dei Medici per incontrare  l’ambasciatore francese Filippo di Commynes. Lo scopo fu quello di cercare un riavvicinamento tra Francia e ducato in un momento di crisi dei loro rapporti.

1491

Nuovi colloqui con l’amico Pietro Cara per sventare le mire di Ludovico il Moro su Nizza, incontro avvenuto a Milano.

Dalle ricerche negli archivi, per lo più milanesi, si sono catalogate parecchie lettere di CdB scritte in volgare tra il 1456 e il 1480. Sono lettere inviate ad ambasciatori, oratori, funzionari ducali sparsi nel territorio. Tutte queste lettere sono firmate ”Cristoforo da Bollate”, o Cristoforoda Bollati, o Bolati; ci sono poi alcune lettere in latino firmate Christophorus Bullatus.(Tra i vari incarichi della Cancelleria Segreta c’era la scrittura delle lettere in base alle direttive del duca, la copiatura delle stesse per l’archiviazione, la lettura di quelle in arrivo e lo smistamento. Le lettere inviate a tutti, tranne che ai regnanti, sono scritte in volgare e su carta, quelle invece destinate ai regnanti in latino e su pergamena.)

CdB fu un valente diplomatico di lungo corso, stimato ed apprezzato da 4 governi ducali da quello di Francesco, poi quello di Galeazzo Maria, indi quello di Gian Galeazzo, o meglio della reggenza di Bona di Savoia, coadiuvata da Cicco Simonetta, e da quello di Ludovico il Moro. Alla fine della sua carriera venne nominato Senatore del Senato Segreto, massimo organo politico, pur non essendo di estrazione aristocratica. La nomina (avvenuta nella seduta del 31 gennaio 1478 in luogo del defunto senatore Grimaldi -annota ancora il Sordelli), premiò le sue doti di diplomatico e di umanista con la sua ottima conoscenza del latino, allora lingua franca in Europa. Non ultima qualità fu quella di sopportare gli umori variabili e le angherie dei regnanti sforzeschi, rimanendo sempre nelle loro grazie. Se non lo fosse stato avrebbe potuto fare una brutta fine: quelle di Drego e di Cicco Simonetta lo confermano.

Cristoforo da Bollate, il mecenate

Siamo alla fine del degli anni 80 del XV secolo. CdB praticamente ha chiuso la sua attività di oratore e ambasciatore, densa di lunghi e faticosi viaggi e permanenze prolungate all’estero. Ora è un senatore del Senato Segreto e risiede stabilmente a Milano. Non è più giovane, ha più di 60 anni. Si dedica ad opere che possano rimanere nel tempo a sua “imperitura memoria”. Nel 1487/88 finanzia il completamento della costruzione ed abbellimento della Cappella dedicata a San Giovanni Battista nella chiesa di San Pietro in Gessate.

(Questa chiesa e il collegato convento furono fondati a Milano nel 957 dagli Umiliati che lo tennero fino al 1433, quando il Papa Eugenio VI li esautorò e li passò ai Benedettini di Santa Giustina di Padova. La decisione fu presa per diverse ragioni, sia per la crisi dell’ordine ridotto a pochi confratelli sia per la crisi economica con il conseguente decadimento delle strutture. Forse però il vero motivo fu dato dal comportamento del parroco, Balzarino Medici da Novate, nei confronti del vescovo, che lo accusava di professare una dottrina in odore di eresia e punibile con la scomunica. Ci vollero alcuni anni prima che i benedettini prendessero possesso del convento e della chiesa e solo nel 1460 iniziarono i lavori di ricostruzione. L’incarico fu affidato all’architetto Giuniforte Solari, coadiuvato in un secondo tempo dal figlio Pietro, ma presto mancarono i fondi per completare l’opera. Arriviamo così al 1470 quando Acerrito e Pigallo Portinari, responsabili del Banco dei Medici a Milano, intervennero con una contribuzione per la conclusione dei lavori e l’abbellimento degli interni. Seguendo l’esempio dei Portinari, altri mecenati intervennero per il completamento delle cappelle. Sono personaggi di primo piano a Milano, soprattutto facenti parte del senato e della cancelleria ducali. Quasi tutti chiesero e ottennero il diritto di essere sepolti nelle cappelle da loro finanziate, tra questi il famoso Ambrogio Grifi, medico ducale e protonotario. La sua cappella, dedicata “naturalmente” a Sant’Ambrogio, contiene veri capolavori d’arte: gli affreschi di Butinone e Zenale e la statua del sarcofago con la sua effige, opera dello scultore Briosco. Altri numerosi personaggi legati al governo sforzesco furono sepolti nelle cappelle. Ci fu uno strano legame tra questa chiesa e gli Sforza, tanto che su precisa richiesta di Giovanni Galeazzo Sforza il papa Alessandro VI elevò la chiesa ad abbazia nel 1493).

La costruzione della quinta cappella a sinistra della navata, dedicata a San Giovanni Battista, fu iniziata nel 1474 con il finanziamento del Capitano di Giustizia Giovanni da Bologna. Questi mori nel 1477 e fu tumulato nella cappella vicino alla moglie Bartolomea, morta nel 1474. La costruzione rimase incompiuta fino al 1488, quando subentrò CdB nel finanziamento. E’ conservata una pergamena dove viene definito dai frati “senatore del Senato Segreto…viro magnae, quindim, dignitatem”. Nella pergamena CdB ottenne la “licentiam augendi, datandi et exornandi”, ma non si fa cenno alla possibilità della sua sepoltura nella cappella. In realtà la questione non è chiara, perché nel 1489 la moglie Susanna morì e venne sepolta nella cappella. Sembra strano che CdB non avesse ipotizzato di esserle vicino nella tomba (da notare che nel 1559 i diritti sulla cappella furono acquisiti dal noto letterato Giovanni Battista Panigarola, questi potrebbe aver fatto traslare i resti dei due coniugi altrove). Non è chiaro se l’architetto che concluse i lavori della cappella fosse ancora Pietro Solari o un subentrante. CdB incaricò il pittore Giovanni Donato Montorfano di affrescare la cappella con un ciclo di dipinti dedicati alla vita del santo. In realtà l’attribuzione a questo artista non fu sicura fino al 1911 quando, dopo un accurato restauro, Luca Beltrami li attribuì senza dubbio alcuno al Montorfano, autore della più famosa Crocefissione posta di fronte al cenacolo vinciano. Da questi lavori di restauro emerge come sulla data della morte dei CdB ci sia della “suspence” .Proprio nel 1497 il segretario del duca Francesco Sforza, il noto letterato Gian Giacomo Ghilini, diramò la controversia tra i frati e CdB per le decorazioni della cappella, dando ragione ai frati: Da questo episodio si dedurrebbe che il nostro Cristoforo fosse ancora vivo nel 1497 e che l’abbellimento iniziasse dopo.

A sinistra, la Pala dipinta da Donato Montorfano situata nell’abside della chiesa di San Pietro in Gessate A destra, la Crocifissione di Cristo dipinta da Donato Montorfano (1460-1502) 

CHRISTOPHORUS BULLATUS, l’umanista

L’umanesimo, movimento culturale volto alla riscoperta dei classici latini e greci, a Milano nasce e si sviluppa con la venuta del Petrarca nel 1353, vi rimase fino al 1361. Tra i componenti del Senato Segreto e della Cancelleria, molti erano degli umanisti “dilettanti”, ma con una buona cultura. In questi organi ducali chi era notaio o laureato, oppure in possesso di una ottima preparazione, faceva carriera. Lo stesso Cicco Simonetta, consigliere del duca, era un ottimo umanista così come il fratello Giovanni, Cancelliere della Cancelleria Segreta. Inoltre, Francesco Sforza e poi Galeazzo Maria, uomini di buona cultura, fecero venire a Milano grandi letterati dell’epoca, tra i quali il Filelfo, per sviluppare la conoscenza della cultura e della lingua latina e greca. Non conosciamo né le scuole né i corsi universitari seguiti da CdB e nemmeno una sua specifica specializzazione, se mai ne avesse avuta una, quale avvocato o matematico o medico. E’ certo che fu una persona istruita con un’ ottima conoscenza del latino e ,probabilmente, anche del francese e dell’occitano, visti i suoi frequenti soggiorni in Francia, Savoia, Piemonte. A confermarlo le numerose lettere scritte in latino al suo amico Pietro Cara, tutte firmate col nome latineggiante Christophorus Bullatus. Da notare che le lettere in volgare non evidenziano mai i suoi interessi umanistici.

La sua più importante ed unica opera che lo rivela come umanista fu la cura a proprie spese della prima edizione a stampa del quarto libro di Poggius Fiorentinus, cioè Poggio Bracciolini, “De Veritate Fortunae”. CdB fu spinto a questa iniziativa dagli amici umanisti e soprattutto dal desiderio di regalare all’amico Cara una guida per l’imminente viaggio da Torino all’India. (Questo libro è il resoconto autobiografico, molto dettagliato, di Niccolò dei Conti, mercante ed avventuriero veneziano, raccolto direttamente dal Bracciolini, relativo ai viaggi ,durati 25 anni, effettuati in Siria, India, Indonesia, Indocina ed Egitto, non in Cina. L’importanza di questi resoconti sta nella dettagliata e precisa descrizione delle coste, dei percorsi, dei paesi visitati, delle usanze dei popoli conosciuti. Il IV libro fu fondamentale per Fra Mauro per la preparazione del suo mappamondo, disegnato intorno al 1450). I quattro volumi furono diffusi solo come manoscritti, solo il quarto venne dato alle stampe per volontà del nostro CdB. Da copia a copia si accumularono errori dei diversi amanuensi. Allora CdB raccolse e corresse “con grande fatica” le copie circolanti e Il libro, intitolato “India Recognita”, fu stampato a Milano nel 1492, o forse a Cremona nel 1493, dallo stampatore Ulrich Scinzenzeler.

Christophorus Bullatus dedicò questa edizione all’amico Cara con una lunga lettera in latino, utilizzata come prefazione. Il libro non ebbe una grande diffusione, ma ancora oggi è studiato da filologi e studiosi dell’umanesimo. Da notare che attualmente sono conservati solo 2 originali, uno alla British Library e l’altro alla Harvard University Library.

(Il manoscritto del IV volume dell’opera di Bracciolini incontrò l’interesse dei mercanti e navigatori di tutta Europa. Infatti nel 1503 uscì la prima stampa in portoghese e subito di seguito quelle in spagnolo e inglese. La prima traduzione in italiano, fatta non dall’originale in latino ma dalla traduzione in portoghese, risale al 1550 ad opera dell’umanista Giovanni Battista Ramusio. Questi si scusò di non aver utilizzato l’originale in latino, perché non lo aveva rintracciato. In pratica Ramusio fu l’antesignano del più famoso “Gran traduttor e dei traduttori” Vincenzo Monti).

CbB è conosciuto ancora oggi in ambito accademico e di conseguenza assieme a lui anche il nome della nostra città. Il Merisalo, infatti, in un suo studio cita espressamente Bollate come località in provincia di Milano.

Dunque, un personaggio così eclettico e decisamente ricco di svariate qualità , forse a causa  di una omonimia che lo ha fatto passare in secondo piano, è finito nel dimenticatoio della memoria cittadina. Vale anche per lui il detto latino “ Nemo propheta in Patria”. “Poer nano” avrebbe detto Dario Fo.

Concludo citando la famosa Legge di Felson: 

”Rubare idee da una persona è plagio, rubarne da molte è ricerca”. La mia è ricerca.

Nazzareno Marcon

Fatti ed episodi medioevali riguardanti Bollate, tratti da antiche pergamene 1433 – 1486

(Estratto dalle ricerche di Giovanni Sordelli)

Sollecito a Sommo Pontefice per concessione prepositura a chierico undicenne 1459 giugno 15, Milano

ll duca di Milano Francesco Sforza si rivolge al Sommo Pontefice perché si degni di concedere la vacante prepositurale di San Martino di Bollate, che aveva supplicato al predecessore papa Callisto, al chierico Ambrogio de Rovidi. Anche se e già stata concessa a Stefano Visconti di Saronno, che da debite informazioni conduce un tipo di vita sospetto, un’attenta informazione scoprirà la sua non idoneità e i suoi crimini nascosti. Per questo deve essere privato della prepositura da conferire solennemente ad Ambrogio de Rovidi, previa la dispensa per l’età. ll duca firma di propria mano. Notaio è ser Donato. 

Imposizione dazi 1466 ottobre 2 giovedì

Milano negli uffici nella curia dell’arengo Gli “Homines, gli Habitatores” ed anche coloro che “per tempora habitabunt”, di tutti i villaggi, luoghi e territori della Pieve di Bollate sono soggetti al pagamento del dazio su pane, vino e carne, ai fratelli Lorenzo e Cristoforo Brebbia, figli di Leonardo, milanesi.

Comunicazione Galeazzo Visconti sui dazi 1470 febbraio 11, Vigevano

ll duca di Milano Galeazzo Maria Sforza Visconti comunica ai maestri delle entrate ordinarie di procedere alla retrovendita dei dazi di pane, vino e carne della pieve di Bollate, concessi ai fratelli Lorenzo e Cristoforo de Brebbia in quanto debitori e di rivenderli a Facio Gallarano                                                                                                                               

Perizia e stima terreno  1477 novembre 20, Milano

Il notaio e cancelliere della ducale camera, Gabriele Visconti, riferisce ai duchi di Milano di essersi recato sul posto per esaminare il terreno richiesto da Giovanni Giacomo de Dugnano. Si tratta di un area che misura da 8 a 10 pertiche situata appena fuori Senago sulla sinistra della strada mastra che da Bollate conduce a Senago, un po’ alta o elevata rispetto alla strada, la zona e disabitata e non offre alcuna utilità né attrattiva. Una muraglia sbrecciata circonda un vecchio edificio dirupato ed ovunque vi sono macerie tra le sterpaglie. Gli uomini del luogo non sanno né da chi, né quando sia stato costruito, si suppone che fu per ordine di Bernabò Visconti, già signore di Milano, per poter cacciare da quelle parti, ma da tempo immemorabile fu bruciato e distrutto. ll valore di quel terreno puo stimarsi non oltre lire tre alla pertica. ll notaio Gabriele Visconti conclude dicendo che si può appagare la supplica dei Dugnani.

Nomina prevosto di Bollate da Papa Innocenzo VIII 1486 dicembre 22, in Roma

Francesco de Ghilinis, chierico alessandrino, dopo la morte di Ambrogio de Rovidi, è nominato prevosto di S. Martino in Bollate da papa lnnocenzo Vlll con bolla 14 novembre 1486, Tramite il collettore Giovanni Agostino de Rotiis, è chiamato a corrispondere alla Camera apostolica 80 fiorini d’oro pari all’annata del beneficio, ma versa solo 38 fiorini per mano di Filippo

Assemblea comunità bollatese 1433 giugno -5 venerdì, Bollate nella piazza vicino al Fiume

La comunità bollatese è congregata dai consoli nella platea vicino al Fiume per ascoltare il decreto del vicario generale datato 30 maggio. Poi l’assemblea elegge tre incaricati per la riconsegna dei beni e decime al nobili de Grassi. Roga il notaio Lorenzo de Corbetta coadiuvato dai bollatesi Pietro de Cuxano e Francesco de Macheris de Baregino, notaio e pronotaio.

Divieto armi  1449 luglio 8

in Milano I Capitani e Difensori dello Stato e della Libertà di Mlano ordinano che nessun armato si rechi a Bollate e dintorni per recare danno.

Copertura di un sarcofago con stemma della famiglia Porta, una delle pochissime testimonianze bollatesi dell’epoca mediovale. Attualmente collocato nel giardino della Biblioteca Comunale (Foto Giordano Minora) – Leggi anche “Bollateoggi PERCHÉ BOLLATE Alla scoperta del nome della nostra città”

Bollatese di nascita, da 50 anni vivo a Milano ove opero nel settore dei prodotti chimici da 11 lustri. Coppi, Benvenuti, Rivera sono i miei campioni preferiti. Amo la musica lirica ed operistica, il riso in ogni sua elaborazione gastronomica.

Nazzareno Marcon

Ha sempre coltivato diverse passioni. La musica nei suoi aspetti più vari, la fotografia, la storia locale e lo  sport sono sempre stati al centro dei suoi interessi. Una costante curiosità per tutto ciò che lo circonda lo ha portato a conoscere molti jazzisti italiani e americani o a scoprire aspetti dimenticati di quanto avvenuto in passato nella sua città. Ha collaborato alla realizzazione delle pubblicazioni Bollate 100 anni di immagini (1978), Una storia su due ruote (1989), Il Santuario della Fametta (2010), La Fabbrica dimenticata (2010), Il soggiorno a Bollate di Ada Negri (2014). Ha curato anche diverse mostre fotografiche, fra le quali La prima guerra mondiale nella memoria dei Bollatese (2015), La Fabbrica dimenticata (2010), I 40 anni di Radio ABC (1977). È tra i fondatori dell’Associazione Bollate Jazz Meeting (1994) di cui è segretario.
Giordano Minora