Se Bollate Oggi

sblocca un ricordo di Lolita

La vostra storia  mi ha fatto tornare alla mente il ricordo di quella ragazzina bionda, non alta di statura e che prendeva il treno con noi e scendeva alla Bovisa. Tra noi ragazzini cominciava a circolare quel nome: Lolita. Hai visto, ci davamo di gomito,  quella è Lolita, la cantante, ma nessuno aveva il coraggio di avvicinarla e farsi fare un autografo. (Gianfranco)

La ricordo quando la mattina prendeva con noi il treno della Nord: era fidanzata  con Roberto, il fratello della mia coscritta Orietta. (Giuseppe)

La conoscevo bene, lei e il suo fidanzato Roberto erano amici di mia sorella, frequentavano la pizzeria Due Mari,  quella ubicata al Luma davanti alla  caserma dei carabinieri in via Garibaldi. (Giorgio)

L’ho conosciuta a una conferenza all’oratorio femminile, non era ancora famosa ,anche se tutti cominciavano a parlare di lei. (Enrica)

Primi anni Sessanta, arrivavo da Milano, zona porta Vigentina, e ho cominciato a frequentare le festicciole che si tenevano nelle cantine delle villette. Durante una di queste ho conosciuto Graziella, eravamo coetanee. Una ragazzina bella,carina e gentile nei modi. Ricordo anche l’entusiasmo che ha accolto la sua esibizione, con il nome di Lolita, alla serata con i Solitari al cinema Oratorio.Il suo debutto davanti alla platea bollatese. L’avvio di una carriera che ho seguito con passione e orgoglio.Finita poi in modo crudele. (Gigliola)

Grazie del racconto, avete rammentato un volto della mia gioventù che avevo dimenticato e che non sapevo fosse finito in maniera tragica. (Franco)

LE PUBBLICITA’ TELEVISIVE

Dal 1968 al 1974  Lolita fu testimonial della nota marca di liquore CORA AMERICANO.

Oltre la pubblicità sulla carta stampata apparve in  vari spot pubblicitari che andavano in onda nella mitica trasmissione CAROSELLO. Dal 1971 al 1974 venne affiancata da Renato Rascel per una serie con brevi trame.

Videoclip per Carosello 1968

Videoclip per Carosello in coppia con Renato Rascel1972

TRASMISSIONI TELEVISIVE SUL CASO LOLITA

Nel corso degli anni la triste vicenda della morte di Lolita è stata il tema di diverse trasmissione televisive imperniate sul caso irrisolto.

Telefono giallo, condotta da Corrado Augias

I Fatti Vostri – Rai

Il Giallo e il Nero – RaiTre

La triste storia di Lolita – News 24

La metamorfosi di Graziella

Ho frequentato le scuole medie alla “Leonardo da Vinci” di Bollate. Come tutte le altre, anche la mia classe era mista e la consuetudine voleva che durante le ore di educazione fisica la parte femminile fosse abbinata alla parte femminile di un’altra classe. Lo stesso accadeva per la parte maschile. Così noi 11 ragazze per tutti e tre gli anni delle medie ci trovammo in palestra a far ginnastica con un gruppo di alunne di un’altra classe. L’insegnante ci mise “in riga” fin dal primo giorno in un rigorosissimo ordine di altezza. lo mi trovavo più o meno nel mezzo della riga e alla mia sinistra, alta qualche millimetro più di me, c’era una ragazzina con i capelli castani, corti, molto loquace e dal sorriso disarmante. Fu così che conobbi Graziella Franchini e fui la sua vicina per tre anni. I suoi tratti caratteristici erano la vivacità e la simpatia. Per tre anni però non ci fu mai tempo per parlare di noi, di fatti personali, perché troppo impegnate a commentare quello che accadeva nelle ore di ginnastica, che erano spesso un vero e proprio happening, in cui poteva succedere di tutto. La “lezione” di educazione fisica era vissuta spesso da noi alunne con una certa apprensione. In realtà non era esattamente una lezione perché le insegnanti non insegnavano nulla, ma si limitavano a valutare quello che già per conto nostro sapevamo fare. Pertanto avveniva che ragazzine un po’ sovrappeso o che non avevano nella quotidianità occasione di fare movimento, risultassero un po’ impacciate e questo scatenava l’aggressività della prof. che si sentiva in diritto di colpevolizzare e umiliare in modo pesante la malcapitata di turno. Oggi questo comportamento sarebbe inconcepibile. Noi spettatrici certo non potevamo che vivere tutto ciò come una intollerabile prepotenza ed è su questo argomento che vertevano i discorsi tra noi. Certo non avremmo mai avuto l’ardire di protestare ufficialmente con l’insegnante, ma commentavamo tra di noi e cominciavamo a farci un’idea ben chiara di quelli che sono i rapporti di forza tra le persone.

Col senno di poi mi sono fatta l’idea che le insegnanti (ne avemmo due, nel corso dei tre anni: la prima molto anziana, la seconda un po’ più che quarantenne) si fossero formate nel periodo fascista e ne conservassero alcune modalità comportamentali.

Graziella prendeva sempre le difese della vittima. Nonostante lei fosse bravissima, col suo fisico esile, agile ed elastico, si accalorava nel parteggiare per le ragazze meno brave maltrattate dalla prof. e apostrofate, nella migliore delle ipotesi, come “pappamolla” e “oca di Cupa” (il significato di quest’ultima definizione restò sempre un mistero per noi). Soprattutto negli spogliatoi, a lezione conclusa, era tutto un commentare gli avvenimenti della giornata. È di questo che parlavamo Graziella, io e le altre a noi più vicine, o al massimo ci confidavamo reciprocamente la preoccupazione per qualche interrogazione nell’ora successiva. Non sapevo niente di lei se non che veniva da Cascina del Sole. “Beata te – mi diceva – che abiti qui a due passi”. Si rammaricava del disagio di arrivare fin lì specie in inverno, perché allora non mancavano le fitte nevicate e i nebbioni (anni dal 1961 al 1964).

All’inizio della terza media avvenne che io fossi spostata di un posto nella riga, perché avevo superato Graziella in altezza. Ero cresciuta di qualche millimetro e anziché averla alla mia sinistra la ebbi alla mia destra. Del resto ero minore di un anno rispetto alle altre ed ero ancora in fase di crescita. Questo fatto ci divertì moltissimo, Graziella non mancò di dimostrare il suo senso dell’umorismo e da allora mi soprannominò ironicamente “la piscinina“.Non seppi mai che le piaceva cantare, né del suo sogno di diventare una cantante

Poi, finite le medie, la persi completamente di vista. Qualche anno dopo, io e altre ex compagne fummo sorprese ed entusiaste per il suo successo: quasi non ci sembrava vero di aver frequentato per tanto tempo una futura vip. Ammiravamo moltissimo le sue interpretazioni, così intense, ed eravamo ovviamente sue accanite fans. Quello che però ci lasciava perplesse era la trasformazione così radicale della sua immagine: da quasi bruna era diventata biondissima e sfoggiava un trucco pesantissimo che la rendeva quasi irriconoscibile. Per non parlare poi dell’abbigliamento, troppo audace persino per quei tempi in cui tutte indossavamo la minigonna. E che dire del nome d’arte? “Lolita” non era certo solo un nome per indicare una giovanissima, come sembravano credere i più. Chi ha visto il film di Kubrick (uscito tra l’altro pochi anni prima, nel 1962, e vietato ai minori di 18 anni), o chi ha letto il capolavoro di Nabokov lo sa bene. Era un nome pieno di significati oscuri e inquietanti, allusivo di malcelate morbosità. Insomma avevano voluto trasformare la nostra Graziella, così schietta, spontanea, pulita, in un personaggio torbido per attrarre meglio l’attenzione. Che bisogno c’era? Non bastava la sua splendida voce, così calda, potente ed emozionante? E che la sua carriera si sia conclusa definitivamente perché non è entrata in finale a Sanremo può essere convincente? Ma non era rimasta sulla cresta dell’onda fino a quel momento, senza aver partecipato a nessun Sanremo? Che importanza poteva avere questa eliminazione per una cantante amata dal pubblico e con un curriculum di tutto rispetto? Sono i misteri dello show business. Noi, pubblico, non lo sapremo mai. Possiamo solo sospettare intrighi vari e cinici giochi di potere che non guardano in faccia nessuno. Infine, è impossibile dimenticare la sua fine raccapricciante in quel giorno di aprile. Una fine rimasta impunita, senza un colpevole, come è accaduto troppo spesso nel nostro Paese, ogni volta che persone perbene hanno incontrato sulla propria strada persone disumane e temibili.

Rosaria Stamerra

Salentina di nascita e bollatese d’adozione. Ha insegnato per 40 anni italiano e latino nei licei di Milano e provincia

Discografia – Singoli

  • 1966: Matusalemme/La prima barba (Magic, MC 004)
  • 1967: La mia vita non ha domani/Notte giovane (Magic, MC 006)
  • 1968: Come le rose/W l’estate (Escalation, En 001)
  • 1969: L’ultimo ballo d’estate/Pensiero (CAR Juke Box, CRJ NP 1048)
  • 1969: Tu/Songo ‘e nato (CAR Juke Box, CRJ NP 1051)
  • 1969: L’onda verde/Giovedì venerdì (CAR Juke Box, CRJ NP 1059)
  • 1970: Circolo chiuso/Malinconia malinconia (Shoking, SKLR 10 001)
  • 1970: Dicitencello vuje/Notte chiara (Philips, 6025 016)
  • 1971: Io sto soffrendo/Il primo amore (Shoking, SKLR 10 002)
  • 1973: Innamorata io?/Situazione (CAR Juke Box, CRJ NP 1087)
  • 1973: Innamorata io?/Situazione (Ariola, 13107 AT; pubblicato in Germania)
  • 1984: Sei la felicità/Amico mio (Idea Records, LR 76001)

Rassegna stampa sul delitto Lolita

Una vita a maneggiare notizie tra giornali, radio e tv,  tanto da farne un libro autobiografico, Ho fatto solo il giornalistaMilanista da sempre, (ritiene che la sua più bella intervista l’abbia realizzata con Gianni Rivera), appassionato di ciclismo, (è coautore del libro Una storia su due ruote), amante della musica jazz (è presidente dell’Associazione Bollate Jazz Meeting). Gaudente a tavola, soprattutto in buona compagnia.  Insomma, gran curioso di storie, di umani e di situazioni.
Paolo Nizzola

Ha sempre coltivato diverse passioni. La musica nei suoi aspetti più vari ,la fotografia, la storia locale e lo  sport   sono sempre stati al centro dei suoi interessi. .Una costante curiosità per tutto ciò che lo circonda lo ha portato a conoscere molti jazzisti italiani e americani o a scoprire aspetti dimenticati di quanto avvenuto in passato nella sua città. Ha collaborato alla realizzazione delle pubblicazioni  Bollate 100 anni di immagini (1978) , Una storia su due ruote (1989) Il Santuario della Fametta (2010) La Fabbrica dimenticata (2010) Il soggiorno a Bollate di Ada Negri (2014) . Ha curato anche diverse mostre fotografiche fra le quali La prima guerra mondiale nella memoria dei Bollatese (2015) La Fabbrica dimenticata (2010) I 40 anni di Radio ABC (1977). E’ tra i fondatori dell’Associazione Bollate Jazz Meeting (1994) di cui è segretario.

Giordano Minora