LA STORIA SIAMO NOI

SE IL NEGOZIO ACCENDE LA CITTA’

Della loro presenza ci siamo accorti quando non c’erano, calava il buio ed era notte fonda. Vetrine spente, cler* abbassate, qualche rara persona in giro. In questa desolante situazione, causa coprifuoco pandemico, abbiamo compreso che senza le luci dei negozi, i colori delle loro insegne, la città appare triste, inanimata. Sono i locali che tengono vive le strade, attirano avventori, creano socialità, fanno comunità, impersonano quella “storia siamo noi, questo rumore che rompe il silenzio”, cantata da Francesco De Gregori. Senza l’attrazione delle luccicanti botteghe e il vociare dello struscio da shopping, ci siamo sentiti orfani di una compagnia di vita. Adesso che si sono rialzate le saracinesche e riaccese le luci lungo le vie, scopriamo chi sono i protagonisti di questo romanzo popolare. Un itinerario tra gli esercizi cittadini che, con il loro impegno quotidiano, sono entrati di diritto nell’immaginario comune. Mai come adesso abbiamo bisogno di storie e di spiriti guida per spronare future imprenditorialità.

* traduzione meneghina di saracinesca che deriva dal francesce eclair, marca della prima serranda a rotolo arrivata da Parigi all’inizio del 900, neanche a dirlo, proprio a Milano.

Il Pendolo di Focault (Umberto Eco)

Federico Curti  ha dato vita al sodalizio “Centro Storico Bollate“, promuovendo una serie di manifestazioni e sagre nel centro cittadino, dedicandosi successivamente all’associazionismo di categoria. Foto © Giordano Minora.

Il c’era una volta coincide con un’analoga vicenda di emergenza sanitaria, la spagnola. Correva l’anno 1918 e per sfuggire alla letale epidemia e trovare un luogo più salubre per la figlia Amelia, Ernesto Curti si trasferisce da Milano in due locali in corte dei Tizzoni, in via Matteotti a Bollate. Abbinando il lavoro di materassaio,“masa scimes”(ammazza cimici), a quello di ambulante ,vende chincaglieria per la casa. I due figli maschi, Renato e Cesarino, vanno a bottega in città in un laboratorio di oreficeria; imparano il mestiere e, negli anni Trenta, aprono una attività in via Ciovasso, zona Brera. Indirizzo galeotto per Renato, attratto da una ragazza residente nei paraggi, Amalia Parmigiani, la farà diventare sua compagna di vita nel 1946. Insieme al matrimonio, il trasferimento a Bollate e, nel 1947, gli sposi aprono un negozio di oreficeria, prospiciente alla abitazione al numero 11 di via Matteotti; occupazione che metterà radici, vi rimarrà fino al 1986, tranne un breve trasloco in una baracca apposita, tra il 1962 e 63, per lavori di rifacimento dello stabile.

a sinistra, Amalia Parmigiani, madre di Federico Curti, davanti al negozio di oreficeria aperto nel 1947,  prospiciente alla loro  abitazione al numero 11 di via Matteotti. (Per gentile concessione di Federico Curti) – A destra, la Via Matteotti in una cartolina degli anni Sessanta.

Nel 1948 nasce Federico Ernesto che, a16 anni, dovrà lasciare nel cassetto il sogno di diventare fumettista: il 1 marzo del 1964 viene mandato a fare pratica (oggi si direbbe stage) nel laboratorio orafo di Ippolito Sartor a Baranzate, inizialmente con mansioni di fattorino, rigorosamente in bicicletta a far consegne in città e, in un secondo momento, ad apprendere i segreti del mestiere, appassionandosi al ticchettio di orologi e sveglie ma, soprattutto, alla meticolosa arte di riparazione dei delicati pendoli, tanto da guadagnarsi nel tempo il titolo di “mastro delle pendole”. Federico subentra in negozio al padre nel 1966 e, grazie ai preziosi suggerimenti di mamma Amalia., consolida ed espande le lavorazioni al punto che necessitano di nuovi spazi. Così, nel 1986, stabilisce di trasferirsi in locali più ampi, fedele alla stessa via ma al civico 4, ove sorge l’ attuale sede con annesso laboratorio. Federico prosegue la sua avventura commerciale avvalendosi della collaborazione della moglie Primarosa; la figlia Alessandra ha invece preferito la medicina ai gioielli.

Curti davanti al suo negozio al civico 4 di Via Matteotti. Foto © Giordano Minora.

Il monogramma FC, marchio che campeggia sul muro tra le due vetrine, dopo il restyling degli anni Duemila, è un richiamo alla passione originaria: la sigla con la quale da ragazzo firmava i suoi fumetti.

Per scelta abbiamo deciso di mantenerci sul classico e non farci fagocitare dalle mode. Il motivo? Il nostro comparto ha subito una mutazione in fatto di clientela, in passato l’orologio di marca o un bracciale d’argento erano il classico regalo per la Cresima, la prima Comunione o una promozione scolastica, adesso si regala il cellulare d’ultima generazione, perciò abbiamo preferito mantenerci su uno standard tradizionale di qualità senza dover rincorrere gli oggetti di tendenza che poi lasciano il tempo che trovano”.

Curti non si è solo accontentato di affermarsi nella professione, ha messo anche in pratica l’innato senso civico, “per dare un contributo alla crescita del territorio”; ha dato vita al sodalizio “Centro Storico Bollate“, promuovendo una serie di manifestazioni e sagre nel centro cittadino, dedicandosi successivamente all’associazionismo di categoria, dal 2005 ha assunto la presidenza dell’Unione Commercianti del mandamento di Bollate (che comprende anche i comuni di Baranzate, Cesate, Novate, Garbagnate e Senago), proprio perché crede nel ruolo centrale del commercio come motore di sviluppo di una comunità locale. Dall’alto della sua pluriennale esperienza, si sente in dovere di lanciare un monito alle giovani generazioni che intendono buttarsi nel settore”non puoi improvvisarti, devi conoscere il mestiere, studiare il mercato, i suoi sviluppi e le prospettive a medio termine di almeno 3-5 anni; solo in questo modo non farai un salto nel vuoto. E, naturalmente, devi essere appassionato al tuo lavoro”.

La penna è la lingua dell’anima (Miguel Cervantes)

Simona e Pietro Boniardi davanti al loro negozio, specializzato in disegno grafico, artistico e belle arti, di via Leonardo da Vinci 21. Foto © Giordano Minora.

Chi ha approfondito la situazione, prima di lanciarsi nell’impresa, è stato Pietro Boniardi. Nel giugno del 1978 era stato inaugurato l’istituto onnicomprensivo Itsos, che includeva corsi di grafica e geometri e, considerato che nelle vicinanze erano ubicate la scuola elementare di via Diaz e la media di via Fratellanza, ha deciso di lasciare il rinomato Colorificio Nord di corso Magenta a Milano e intraprendere la sfida in solitaria, sistemandosi – autentica intuizione di marketing – nel mezzo del triangolo didattico in via Leonardo da Vinci. Già dalla denominazione sociale ha voluto darsi una connotazione precisa e caratterizzante: Disegnarte,  “negozio specializzato in disegno grafico, artistico e belle arti”, racconta Pietro accogliendoci in quello che definisce il suo spazio del cuore (nel 2018 ha tagliato il traguardo dei 40 anni, ottenendo il premio Milano Produttiva della Camera di Commercio) dove, meticolosamente ordinate negli scaffali, riconosci variopinte copertine di quaderni, agende, bloc-notes di diverso formato, affiancati, nella vetrinetta che funge da bancone, da matite, penne, pastelli, pennarelli dei più svariati colori e dimensioni, mentre dall’alto, sistemati a ragion veduta, spiccano fogli di multiformi metrature e sfumature .Intanto che l’occhio osserva, l’olfatto è avvolto da quell’odore tipico di carta misto a inchiostro e tempera “perché da noi trovi tutto per quanto riguarda la nostra merceologia, non unicamente prodotti di cartoleria ma pure per professionisti del settore”, aggiunge la figlia Simona, la nuova generazione della ditta. Se Pietro e mamma Zita, “la vera titolare”, sono la memoria storica della attività, Simona rappresenta la parte innovativa, ha avviato la fase tecnologica, le pagine social, il sito web, oltre a nuove idee per l’allestimento delle vetrine, “il passaparola è ancora la pubblicità più efficace”.

Simona e Pietro Boniardi all’interno del loro negozio, davanti alla vetrinetta che funge da bancone  con una ricca esposizione di matite, penne, pastelli, pennarelli dei più svariati colori e dimensioni. Foto © Giordano Minora.

Pietro Boniardi e la moglie Zita davanti agli  scaffali in cui spiccano fogli di multiformi metrature e sfumature di colore. Foto © Giordano Minora.

La capacità, il buongusto, l’accoglienza che si trovano nei nostri esercizi sono il miglior viatico per il cliente: si sente accompagnato, consigliato e considerato.

Con il trascorrere degli anni, Disegnarte ha adeguato la sua offerta intercettando le nuove esigenze e i mutamenti del comparto, senza mai rinnegare l’aspetto tradizionale. “Recentemente mi è stata chiesta una penna importante per un regalo di laurea e ho pensato: c’è un extraterrestre a Bollate perché ormai è una rarità fare questo tipo di regalo – ammette sorpreso Pietro – Tuttavia questa richiesta è stata la conferma che la competenza, la professionalità e la qualità pagano ancora ed è gratificante sapere che sei definito dai clienti affidabile proprio per queste caratteristiche”. Perciò, pur consapevole della concorrenza della grande distribuzione e dell’e-commerce, la Boniardi’s family è ottimista sul ruolo futuro che possono giocare i negozi di vicinato.

Cambiare l’acqua ai fiori (Valérie Perrin)

Diego Lipari, dal 1972 gestisce il negozio aperto da papà Biagio. Foto © Giordano Minora.

La via Roma è un distretto commerciale a sé, vuoi perché vanta la primogenitura tra le strade cittadine, vuoi perché da alcuni anni i negozianti hanno deciso di mettersi in proprio in alcune iniziative, a cominciare dalle luminarie natalizie. Il promoter di questa scelta autonomista parla con i fiori; il suo nome è Diego Lipari. Dal 1972 gestisce il negozio aperto da papà Biagio, originario del messinese, allo scoccare degli anni Sessanta. Biagio, concluso il servizio di leva a Monza, si è fermato nel milanese ad Affori, dedicandosi, tra molteplici mansioni, alla floricoltura in una serra situata in un cortile di via Roma, dove poi ha aperto l’attività. Con gli anni Settanta, il passaggio di testimone al figlio, autodidatta ma intraprendente, non solo capace nella vendita ma pure nella creazione di composizioni, affermandosi quale “floreal design”. All’inizio, seguendo le scuole dedicate per capire i segreti e le tendenze, poi entrando a far parte, da protagonista, sia di Pianeta Fiore, associazione che opera su scala nazionale, sia del Consorzio Fioristi Lombardi. Adesioni che gli hanno consentito di partecipare agli addobbi della Prima di Sant’Ambrogio al teatro alla Scala e, da quattro anni, di far parte del team di fioristi del festival di Sanremo,

realizziamo i bouquet per i cantanti e curiamo l’allestimento del red carpet e della sala stampa del teatro Ariston; indubbiamente per noi un bel biglietto da visita e una bella soddisfazione sul piano personale, che ci ha consentito di ottenere numerosi premi, culminati con la prestigiosa medaglia Euroflora”.

Diego Lipari davanti al teatro Ariston  di Sanremo durante il festival della canzone italiana del 2018. Da quattro anni fa parte del team di fioristi che si occupa dell’allestimento floreale del red carpet e della creazione dei bouquet per gli artisti ospiti della manifestazione ( per gentile concessione di Diego Lipari)

Da anni, Diego confeziona anche gli omaggi floreali per gli artisti del celebrato festival di villa Arconati di Castellazzo, “e mi fa piacere notare come tutte le cantanti, in particolare quelle straniere, apprezzino molto le composizioni“. Nella sua opera, Diego è supportato dall’entusiasmo e dalla creatività innovativa del figlio Marco. Acquisito il diploma in agraria, Marco è entrato nell’impresa di famiglia, destreggiandosi tra vasi di garofani, gladioli, calle, ortensie, peonie e nell’arte della combinazione con verde, bacche rosse, nastrini colorati, “sebbene oggi– chiarisce il giovane ormai quarantenne – vada molto lo stile minimale, l’essenziale”.

Marco Lipari nel laboratorio dove crea le sue composizioni floreali con capacità innovativa  e buon gusto. Foto © Giordano Minora.

Per essere al passo con i tempi, Lipari é entrato nella piattaforma online di Interflora, sia per la distribuzione in ambito nazionale ed internazionale, sia come forma di promozione. “La miglior promozione però – aggiunge con l’orgoglio di chi sa di essere apprezzato nel suo lavoro- la fanno i clienti che riconoscono la nostra capacità, il nostro buongusto, lasciandoci mano libera nel personalizzare composizioni o addobbi per ricorrenze, perché si fidano delle nostre capacità creative. Questo aspetto rappresenta un bellissimo riconoscimento e contemporaneamente uno stimolo a migliorarci perché, pur in momenti difficili come quelli che stiamo vivendo, la gente ha voglia di colori, di bellezza e di romanticismo”, mentre sta finendo di pronunciare questa frase, Diego viene interrotto da un ragazzo: “senta, devo farmi perdonare, mi prepara un bel mazzo di rose rosse, torno tra poco a ritirarlo, nel frattempo mi dica se c’è un un gioielliere in zona”. E intanto che Marco sceglie la dozzina da confezionare, Diego sorridente commenta, “come vedi, esistono ancora persone di buone maniere e dalla sensibilità romantica e non c’è come un fiore per rendere felice una persona. Quando succede una cosa del genere scalda il cuore anche a noi, ci sentiamo complici nel regalare emozioni“. Testimonianza in presa diretta che il “ditelo con un fiore” non ha età.

Tela sottile, immensa, tela grande. A oprar si mise (Omero)

Cesare Biggi  e la moglie  Rosy; è lei ora a coordinare il negozio, considerato che Cesare è spesso impegnato nella realizzazione e montaggio di tendaggi personalizzati e su misura. Foto © Giordano Minora.

Stessa strada, poco più avanti, ti imbatti in una pagina dal sapore decisamente antico, datata 1910. Nata come rivendita di frutta e verdura, condotta da Cesare Biggi, con il supporto delle cugine Luigia e Maria. La tipica casa bottega del fruttivendolo, con Cesare che si svegliava all’alba , montava su cavallo e carretto per raggiungere il Verziere a Milano per approvvigionarsi di ortaggi. Quando a Cesare subentra il figlio Edoardo, questi comprende il vento di novità che spira e allarga la gamma di prodotto; alle cassette di pere, mele, insalata e carote, affianca il barattolo del casalingo gelato del nonno, oltre alla leccornia dello “scartos de fargui” (il sacchetto di biscotti sbriciolati), fino agli scampoli, rimanenze di pezze che cominciavano ad essere ambite per confezionare abiti e biancheria per la casa. Tessendo questo filo d’Arianna di tele colorate, nell’immediato dopoguerra Edoardo compie la svolta, sposa una cliente, Ida Tornelli, che da tempo aveva attirato le sue attenzioni, e cede il ramo dell’ortofrutta ai Sarassi, (apriranno il loro spaccio in piazza San Francesco), dedicandosi a stoffe, drappi, cotoni. Sarà propria la consorte a sperimentare la vendita del tessuto a metro, decretandone il successo in quel fine anni Cinquanta, nel quale la confezione sartoriale è in voga -il prêt-à-porter è di là da venire- e la biancheria per la casa inizia ad essere trendy.

Edoardo e Ida Biggi, genitori di Cesare, negli anni Cinquanta trasformarono il negozio in rivendita esclusiva  di tessuti, drappi e stoffe  (per gentile concessione di Cesare Biggi)

L’attività si afferma e, dietro al bancone, si affaccia anche la nuova generazione, rappresentata dal figlio Cesare; anche lui annusa l’aria che tira in fatto di tendenze di mercato ed inserisce i tessuti per tendaggi, avviando nel contempo, d’ intesa con i genitori, una prima fase di ristrutturazione del negozio. Ben tre vetrine come motivo di attrazione, “perché dovevamo essere al passo con i tempi che mutavano e quindi essere visibili sul fronte strada per catturare ed intercettare l’interesse e la curiosità dei passanti”, ricorda Cesare che, sulla scorta di questa fondamentale filosofia, è stato artefice di altri due rinnovamenti dei locali, nel 1984 ampliando la superficie del negozio, e nel 1999 con l’ attuale disposizione dentro la quale ha trovato spazio una parete per i tendaggi che va a sintonizzarsi con i colori dei manufatti, mentre trapunte e piumoni hanno soppiantato le tradizionali coperte di lana in una vetrina che cambia spesso soggetto: “vogliamo stare sulla cresta dell’onda e possibilmente anticipare i tempi”, sottolinea la moglie Rosy; è lei ora a coordinare il negozio, considerato che Cesare è spesso impegnato nella realizzazione e montaggio di tendaggi personalizzati e su misura. La mano femminile si nota nella cura e nell’abbinamento dei colori: ”se qualche anno fa andavano il bianco, l’arancione e il giallo, adesso si va più sul tortora, grigio o seppia“, tonalità che fanno parte dei rivestimenti di pareti e pavimento, a significare come per i Biggi, l’ aggiornamento e la ricerca continua, in particolare di fornitori esclusivi e di nicchia, accompagnati dal dialogo con arredatori e designer, sia essenziale per essere sempre in linea con mode e gusti della mutevole clientela. Del resto se l’8 di via Roma, già promosso negozio di storica attività, è un indirizzo apprezzato da più 110 anni, qualcosa vorrà pur dire. 

A sinistra, Cesare Biggi  nell’ attuale disposizione del negozio  dentro la quale ha trovato spazio una parete per i tendaggi che va a sintonizzarsi con i colori dei manufatti. A destra, Cesare Biggi davanti ad una delle vetrine del suo negozio al numero 8  di Via Roma. Foto © Giordano Minora.

Famiglia, creatività, cuore, intelligenza, sono gli ingredienti che ricorrono nelle quattro avventure imprenditoriali che, di generazione in generazione, si tramandano l’esperienza lavorativa e, allo stesso tempo, indicano una strada. Esempi positivi della trama di quella“storia siamo noi”, che continua in direzione di altre realtà di arti e mestieri ,parte integrante del panorama economico, sociale e culturale di Bollate

Paolo Nizzola, una vita a maneggiare notizie tra giornali , radio e tv,  tanto da farne un libro autobiografico “ Ho fatto solo il giornalista”.

Milanista da sempre, (ritiene che la sua più bella intervista l’abbia realizzata con Gianni Rivera), appassionato di ciclismo, (è coautore del libro “una storia su due ruote”), amante della musica jazz (è presidente dell’Associazione Bollate Jazz Meeting) .Gaudente a tavola, soprattutto  in buona compagnia.
Insomma, gran curioso di storie, di umani e di situazioni.

Paolo Nizzola

Ha sempre coltivato diverse passioni. La musica nei suoi aspetti più vari ,la fotografia, la storia locale e lo  sport   sono sempre stati al centro dei suoi interessi. .Una costante curiosità per tutto ciò che lo circonda lo ha portato a conoscere molti jazzisti italiani e americani o a scoprire aspetti dimenticati di quanto avvenuto in passato nella sua città. Ha collaborato alla realizzazione delle pubblicazioni  Bollate 100 anni di immagini (1978) , Una storia su due ruote (1989) Il Santuario della Fametta (2010) La Fabbrica dimenticata (2010) Il soggiorno a Bollate di Ada Negri (2014) . Ha curato anche diverse mostre fotografiche fra le quali La prima guerra mondiale nella memoria dei Bollatese (2015) La Fabbrica dimenticata (2010) I 40 anni di Radio ABC (1977). E’ tra i fondatori dell’Associazione Bollate Jazz Meeting (1994) di cui è segretario.

Giordano Minora