Molti illustri italiani del passato, mossi dal loro sogno hanno avuto il coraggio di inseguirlo e di realizzarlo e senza queste loro conquiste, artistiche, culturali, letterarie, imprenditoriali, l’Italia non avrebbe conosciuto la maggior parte delle bellezze che la circondano e delle eccellenze che la contraddistinguono. L’artigianalità è infatti il risultato del sogno di artigiani che immaginano e che realizzano le loro creazioni con modalità, tecniche e segreti unici al mondo. Sostiene in proposito Antonio Intiglietta- ideatore di quel salone di successo chiamato Artigiano in Fiera: “L’artigiano comunica sé stesso e la sua originalità attraverso la creazione di qualcosa di bello, di buono e di utile per sé e per gli altri”. Non per niente la bellezza attribuita al Belpaese è stata resa possibile proprio grazie all’eccellenza del saper fare italiano.
Oggi la tradizione artigianale soffre di una profonda crisi di vocazioni manuali. I dati degli ultimi anni mostrano che mancano giovani disposti ad imparare i mestieri manuali e con l’avanzare di questa tendenza rischia di scomparire un vasto patrimonio di conoscenze, competenze tecniche e sensibilità artistiche. Quante botteghe hanno chiuso per mancanza di continuità lavorativa. In base agli studi dell’Unione Artigiani di Milano, pubblicati in occasione degli 80 anni di attività, nel territorio della nostra area metropolitanoa si è passati dalle circa 22.500 imprese del 2018 alle 20.600 del 2024. Secondo educatori, formatori e operatori del settore, siamo di fronte ad una vera e propria emergenza culturale e sociale.
Una constatazione assolutamente generale fa emergere che oggi del significato e del valore dei mestieri artigianali si conosce poco e quelle poche conoscenze che si hanno spesso sono associate a stereotipi che fanno emergere solo gli aspetti “faticosi” del settore. La sensazione è che il lavoro artigianale sia poco valorizzato, compreso e di conseguenza diventa un argomento difficile da raccontare e mostrare in tutte le sue sfaccettature, inclusi quei “punti di forza” che potrebbero fungere da attrattiva professionale. Diversi mestieri prettamente manuali stanno scomparendo (basti pensare alla difficoltà di trovare già adesso idraulici, elettricisti, fabbri, falegnami) in una società che sta diventando sempre più tecnologica, anche perchè il binomio artigianalità e tecnologia non è ancora né ben compreso né considerato. Invece è proprio la tecnologia il fattore che consente di sposare il “saper fare” che dal passato si rende attuale e applicabile ai tempi che cambiano.
Per comprendere davvero cosa significhi oggi “imparare un mestiere” e quanto sia urgente riportare le nuove generazioni a riscoprire il valore del fare, abbiamo raccolto le testimonianze di tre realtà artigiane del nostro territorio. Un florovivaista, un pasticcere e un’artista di un laboratorio di ceramica, tre mondi diversi uniti dalla stessa domanda: che futuro ha l’artigianato in una società sempre più veloce e digitale e quale afflato può portare i giovani ad essere coinvolti nella manualità. In sostanza può l’artigianato diventare una scelta di vita?
Le tre testimonianze raccolte, raccontano il cambiamento in atto, le difficoltà quotidiane, ma anche la forza di una passione che non si esaurisce. E soprattutto rivelano un filo comune: ai giovani manca l’occasione di conoscere davvero questi mestieri. Non mancano il talento o la volontà, ma spesso manca l’incontro con un ambiente in cui poter sperimentare, toccare con mano, scoprire se una vocazione può trasformarsi in una professione.