Una volta racimolato tutto il bottino, si accendevano accanite discussioni per la divisione. Ogni specie aveva infatti un suo valore simbolico o gastronomico e non era facile accontentare tutti.
Chi avrebbe portato a casa un grosso luccio? E a chi sarebbe stata assegnata una bella anguilla ancora scodinzolante? E ancora, c’erano pesci grossi a sufficienza per fare eque divisioni? Insomma, la ridistribuzione del pescato risultava tutt’altro che semplice, tanto che ai più inesperti si cercava di rifilare quelli appariscenti alla vista come i carassi (in dialetto resconi, cioè pieni di lische), molto simili alle carpe ma dal valore gastronomico scadente.
Alla fine, volenti o nolenti, una intesa distributiva si trovava e ognuno rientrava a casa con l’agognato tesoro, sarebbe toccato successivamente alle madri o alle mogli, pulirlo, sfilettarlo e cucinarlo per la gioia della famiglia.
Se la pesca risultava abbondante, i pesci in eccesso, non essendoci all’epoca i congelatori, venivano, i più piccoli, messi in carpione, ossia fritti e riposti in vasetti sotto aceto per una prolungata conservazione; quelli più grossi, come le tinche, le carpe o le anguille, si tenevano invece in vita facendoli sguazzare in ampi mastelli per essere consumati all’occorrenza.
L’atmosfera di eccitazione che permeava questa “pesca miracolosa” di fine stagione era rappresentata da una serie di particolari che la contraddistinguevano e che hanno fatto epoca.
La più grande raccolta d’acqua che rimaneva nel nostro secondario era, ed è tuttora, il sifone del canale che sottopassava la via Repubblica ad Ospiate. Un lungo sifone (si può ancora ammirare), in dialetto milanese chiamato “la tumba de Ospià”, di ragguardevoli dimensioni: lungo 20 metri, largo 2 e profondo almeno 1 metro, contenente ben 40 metri cubi, cioè 40.000 litri.
Provate ad immaginare il lavoro che necessitava per togliere una così enorme quantità d’acqua armati solo di secchi. Eppure ogni anno c’era sempre una squadra di volenterosi che si cimentava nell’impresa, allettata sia dal ricco bottino ittico che poteva conquistare sia per essere additata come esempio di virilità e di cui si poteva vantare. In talune occasioni, una giornata intera di operazioni non bastava per asciugarlo completamente, tanto che alcuni pescatori rimanevano sul posto tutta la notte proprio per controllare il cantiere in corso e scongiurare il pericolo che qualcun altro approfittasse del lavoro compiuto, sfruttando l’oscurità per portarlo a termine e prendersi tutti i pesci. Pensate alla beffa che sarebbe apparsa all’indomani.