C’era una volta Traversagna:

il borgo che Bollate ha dimenticato

Foto della Villa di Traversagna poco prima della demolizione avvenuta nel 1959

Perché dietro una strada, una rotatoria, una fabbrica o un terreno che attraversiamo ogni giorno senza farci troppo caso può nascondersi una storia che abbiamo dimenticato. A volte basta una vecchia fotografia per far riemergere, anche solo per qualche istante, un pezzo di Bollate che pensavamo perduto per sempre.

“Guardando indietro alla Bollate che fu, questa volta vogliamo raccontarvi la storia di un luogo che tutti conosciamo, ma che un tempo aveva un volto completamente diverso da quello di oggi.”

Un piccolo borgo, per certi aspetti simile a Castellazzo, con le sue case, le corti, la vita agricola e persino una villa patrizia. Non imponente come Villa Arconati, certo, ma abbastanza importante da rappresentare il cuore di una piccola comunità.

Stiamo parlando di Traversagna.

Oggi conosciamo questa zona soprattutto per ciò che è rimasto: alcune cascine al di là di Viale Lombardia, in territorio di Senago; il bar tabacchi, il ristorante e l’insediamento industriale dell’ex Montedison ora diventato Synesqo sul lato bollatese. E poi, naturalmente, la piccola e bellissima chiesetta, l’oratorio di San Bernardino, che ancora oggi si affaccia sulla rotatoria quasi come un ultimo testimone di un paesaggio che non esiste più.

Attuale vista dall’alto di Traversagna 2026

Perché Traversagna non è sempre stata così.

Un tempo era un vero e proprio borgo, molto più grande e popolato di quanto si possa immaginare osservando il territorio attuale. Una parte consistente dell’abitato si sviluppava infatti sul lato bollatese di Viale Lombardia. Qui sorgevano numerose case, una grande corte e, soprattutto, un’elegante villa patrizia della quale oggi, purtroppo, non rimane più alcuna traccia.

Le origini di questo antico insediamento risalgono forse alla metà del millennio scorso, anche se non è escluso che possano essere ancora più antiche. A suggerire un passato così lontano era anche la presenza di un particolare edificio: un torrione quadrato dall’aspetto medievale, che si ergeva sul lato sud del complesso della villa patrizia.

Il grande edificio della villa patrizia a due piani, caratterizzato da due torri: una sorgeva proprio di fronte alla chiesetta

Traversagna era soprattutto un borgo agricolo, abitato da centinaia di persone che lavoravano per la villa e per i suoi proprietari. Non si trattava quindi semplicemente di qualche cascina isolata, ma di un luogo vivo, con una propria comunità e una presenza sul territorio probabilmente ancora più antica di quella del vicino borgo di Castellazzo.

Anche la viabilità raccontava una Traversagna molto diversa da quella che conosciamo oggi. La strada che conduce verso Cassina Nuova era allora soltanto un sentiero, mentre era già presente la strada che da Bollate portava verso Senago, come si può osservare consultando le mappe del Catasto teresiano del Settecento. E al centro di questo piccolo mondo c’era lei: la villa patrizia.

Era un grande edificio a due piani, caratterizzato dalla presenza di due torri. Una sorgeva proprio di fronte alla chiesetta, mentre l’altra, più interna, era più alta e riccamente decorata. Il complesso comprendeva addirittura cinque corti, più di quelle presenti ancora oggi a Castellazzo, ed era formato complessivamente da una quindicina di edifici.

VILLA ORIGONI MARIETTI

Era un notevole complesso agricolo-residenziale di origine sicuramente molto antica.

Si trattava di un palazzo fortificato del Quattrocento, ampliato e modificato nel corso del XVII secolo. Lo schema era ad U, con la fronte direttamente aperta sulla strada. Tutt’attorno, oltre al giardino, era una grande proprietà che si spingeva fino alla fascia della Groane, confinando probabilmente con la proprietà del Castellazzo di Bollate

Foto della Villa di Traversagna poco prima della demolizione avvenuta nel 1959m provenienti da un archivio privato

Doveva essere un colpo d’occhio molto diverso da quello che offre oggi questa parte di Bollate. Poi, sul finire degli anni Cinquanta, tutto cambiò.

Accadde qualcosa che oggi sarebbe difficile persino immaginare: la villa patrizia e l’intera parte di Traversagna situata sul lato bollatese di Viale Lombardia vennero letteralmente cancellate. Si salvarono il bar e il ristorante, edifici più recenti, ma tutto il resto scomparve.

Al loro posto sorse l’enorme insediamento industriale della Montedison.

La fabbrica portò certamente lavoro, occupazione e sviluppo, elementi fondamentali nell’Italia di quegli anni. Ma quella trasformazione ebbe anche un prezzo: la scomparsa definitiva di un pezzo importante della storia di Bollate.

Un intero borgo, con le sue case, le sue corti, la villa e i luoghi nei quali per generazioni si era svolta la vita quotidiana di centinaia di persone, venne cancellato dal paesaggio. E con il passare degli anni anche la memoria di quella Traversagna iniziò inevitabilmente ad affievolirsi.

Un servizio fotografico di Giordano Bordegnoni su Traversagna negli anni Settanta

“Che cosa rimane oggi di quel borgo che Bollate ha quasi dimenticato?”

Rimane innanzitutto la memoria. Rimane la piccola chiesa di San Bernardino. E, per fortuna, rimangono alcune preziose testimonianze fotografiche. Siamo riusciti a recuperare una rara fotografia della villa patrizia, che permette finalmente di dare un volto a quell’edificio di cui oggi non esiste più alcuna traccia. Ma c’è anche un’altra immagine particolarmente suggestiva: una fotografia aerea proveniente dagli archivi della Regione, che ci permette di osservare Traversagna dall’alto così come appariva nel 1954, pochi anni prima che la sua parte bollatese venisse rasa al suolo. Guardandola oggi è quasi difficile riconoscere la zona.

E forse è proprio questo il valore delle vecchie fotografie: non mostrano soltanto ciò che c’era, ma ci fanno capire quanto profondamente possano cambiare i luoghi nei quali viviamo.

Piero Uboldi

Foto realizzata dal Gruppo Aereo Italiano nel 1954, con un volo aereo classificato con la dicitura “Volo GAI 1954”, in cui viene raffigurata la zona di Traversagna nel territorio di Senago al confine di Bollate

La chiesetta di San Bernardino

La chiesa negli anni cinquanta

La chiesa nello stato attuale

Un particolare del restauro

Interno

I dettagli strutturali e decorativi principali che caratterizzano lo spazio interno includono:

• La struttura ad aula unica: L’oratorio si presenta come una piccola e intima chiesa sussidiaria a navata singola

• L’abside affrescata: L’elemento di maggiore rilievo artistico è la zona absidale, che custodisce affreschi storici legati alla devozione locale.

• La volta decorata: Il soffitto della navata presenta elementi decorativi a rosoni, motivi geometrizzanti e raffinate quadrature settecentesche frutto di successivi interventi di abbellimento.  

La Targa

La lapide di fondazione della chiesa di San Bernardino in Traversagna

La targa è una testimonianza storica particolarmente interessante perché costituisce la lapide di fondazione della chiesa di San Bernardino in Traversagna, risalente al 1463. L’iscrizione, incisa in latino, permette di conoscere la data di costruzione dell’edificio religioso e i nomi dei personaggi che ne promossero la realizzazione.

Il testo latino recita: «MCCCCLXIII die VIII mensis novembris. Hanc ecclesiam fecit nobilissima domina Iohanna filia quondam domini Cristofori de la Strata et uxor domini Martini de Tabernis ad honorem Sancti Bernardini ordinis franciscani».

Tradotto in italiano corrente significa: «L’8 novembre 1463 questa chiesa fu fatta edificare dalla nobilissima dama Giovanna, figlia del fu signore Cristoforo della Strada e moglie del signore Martino de Tabernis (o Tavernis), in onore di San Bernardino dell’Ordine Francescano».

L’iscrizione riveste una particolare importanza perché attribuisce esplicitamente la fondazione della chiesa a una donna, Giovanna della Strada, figlia del defunto Cristoforo della Strada e moglie di Martino de Tabernis, il cui cognome viene generalmente italianizzato in Taverna. Si tratta di una testimonianza significativa del ruolo che alcune donne appartenenti alle famiglie nobili potevano esercitare nella vita religiosa e sociale della Lombardia del Quattrocento.

Gli stemmi delle famiglie

Sotto l’iscrizione sono presenti due stemmi che potrebbero rappresentare le famiglie dei protagonisti della fondazione. Quello di sinistra sarebbe riconducibile alla famiglia della Strada, alla quale apparteneva Giovanna, mentre quello di destra potrebbe riferirsi alla famiglia Taverna, quella del marito. Questa interpretazione, pur richiedendo una verifica araldica, è coerente con una consuetudine diffusa nel Quattrocento, quando le lapidi commemorative e di fondazione riportavano frequentemente gli stemmi delle famiglie coinvolte nella costruzione o nel finanziamento degli edifici religiosi.

La famiglia della Strada e Cristoforo

La famiglia della Strada, indicata nei documenti medievali anche con la forma latina de la Strata, risulta legata alla storia del territorio milanese. Il Cristoforo citato nell’iscrizione potrebbe essere stato un esponente della nobiltà locale, probabilmente proprietario di beni e terreni. La lapide permette di stabilire con certezza che fosse già deceduto nel 1463, poiché l’espressione latina filia quondam significa letteralmente «figlia del fu». Non disponiamo tuttavia di elementi documentali sufficienti per identificarlo con assoluta certezza o ricostruirne la biografia.

Martino Taverna e la nobiltà milanese

Ancora più interessante è il riferimento a Martino de Tabernis. Il cognome compare nella documentazione storica anche nelle forme Taberna e Taverna ed è associato a una delle antiche famiglie patrizie milanesi. La famiglia Taverna ebbe legami con il territorio del Ducato di Milano e con diverse località dell’area a nord-ovest della città, tra cui Senago, Bollate, Garbagnate e Novate.

È possibile che Martino appartenesse a un ramo di questa famiglia, anche se sarebbero necessarie ulteriori ricerche archivistiche per confermare il collegamento genealogico. La costruzione della chiesa potrebbe essere stata un’iniziativa sostenuta economicamente dalla coppia, ma è significativo osservare che l’iscrizione attribuisce espressamente il merito della fondazione alla moglie Giovanna.

Perché la chiesa fu dedicata a San Bernardino?

Un altro elemento di grande interesse riguarda la dedicazione della chiesa a San Bernardino da Siena, uno dei più importanti predicatori francescani del Quattrocento. Bernardino morì nel 1444 e fu proclamato santo nel 1450 da papa Niccolò V.

La chiesa di Traversagna venne edificata nel 1463, appena tredici anni dopo la canonizzazione. Questa vicinanza cronologica testimonia la rapidità con cui il culto di San Bernardino si diffuse nell’Italia settentrionale e in particolare in Lombardia, dove la predicazione francescana aveva esercitato una notevole influenza religiosa e sociale.

La lapide della chiesa di San Bernardino in Traversagna non rappresenta quindi soltanto il ricordo della costruzione di un edificio religioso, ma costituisce anche una preziosa testimonianza della storia locale. Attraverso poche righe incise nella pietra emergono i legami tra le famiglie nobili milanesi, il territorio, la devozione francescana e il ruolo di una donna che, oltre cinque secoli fa, volle lasciare un segno concreto della propria fede e della propria presenza nella comunità.

Primi anni Cinquanta – Gita degli alunni delle scuole di Bollate alla Chiesetta di Traversagna (gentilmente concessa da Erminio Origgi)

Maggio 2021, a distanza di 558 anni dalla sua edificazione davanti alla chiesetta passa la maglia Rosa Bernarl Gomez nell’ultima tappa a cronometro del Giro d’Italia (Foto Giordano Minora)

Una curiosità medioevale: Perizia e stima di un terreno tra Bollate e Senago

Milano 20 novembre 1477

Il notaio e cancelliere della ducale camera Gabriele Visconti riferisce ai duchi di Milano di essersi recato sul posto per esaminare il terreno richiesto da Giovanni Giacomo de Dugnano. Si tratta di un area che misura da 8 a 10 pertiche situata appena fuori Senago sulla sinistra della strada maestra che da Bollate conduce a Senago, un po’ alta o elevata rispetto alla strada, la zona e disabitata e non offre alcuna utilità né attrattiva. Una muraglia sbrecciata circonda un vecchio edificio dirupato ed ovunque vi sono macerie tra le sterpaglie. Gli uomini del luogo non sanno né da chi, né quando sia stato costruito, si suppone che fu per ordine di Bernabò Visconti, già signore di Milano, per poter cacciare da quelle parti, ma da tempo immemorabile fu bruciato e distrutto. llvalore di quel terreno può stimarsi non oltre lire tre alla pertica. llnotaio Gabriele Visconti conclude dicendo che si può appagare la supplica dei Dugnani. 

Da una ricerca di Giovanni Battista Sordelli, ricercatore e storico di cultura locale.

Ha sempre coltivato diverse passioni. La musica nei suoi aspetti più vari, la fotografia, la storia locale e lo  sport sono sempre stati al centro dei suoi interessi. Una costante curiosità per tutto ciò che lo circonda lo ha portato a conoscere molti jazzisti italiani e americani o a scoprire aspetti dimenticati di quanto avvenuto in passato nella sua città. Ha collaborato alla realizzazione delle pubblicazioni Bollate 100 anni di immagini (1978), Una storia su due ruote (1989), Il Santuario della Fametta (2010), La Fabbrica dimenticata (2010), Il soggiorno a Bollate di Ada Negri (2014). Ha curato anche diverse mostre fotografiche, fra le quali La prima guerra mondiale nella memoria dei Bollatese (2015), La Fabbrica dimenticata (2010), I 40 anni di Radio ABC (1977). È tra i fondatori dell’Associazione Bollate Jazz Meeting (1994) di cui è segretario.
Giordano Minora

Una laurea in Economia e commercio messa in un cassetto per investire su quello che gli piaceva fare: scrivere del territorio in cui è nato e cresciuto. Piero Uboldi ha pubblicato il suo primo articolo di cronaca locale 40 anni fa. Una strada poi scelta definitivamente dopo aver lavorato sette anni nel campo delle analisi di bilancio per una grande multinazionale. Ha scritto per diverse testate, ma la sua passione è sempre rimasta la cronaca locale. 25 anni fa si è trovato a dover dirigere il settimanale “Il Notiziario”, creato con alcuni colleghi, e quella laurea messa in un cassetto gli è tornata molto utile per portare avanti ancor oggi quella coraggiosa esperienza.

Piero Uboldi

Ricercatore e storico di cultura locale. Autore del volume “Castellazzo:parrocchia e Borgo” (2014)

Giovanni Battista Sordelli